20 ago 2009
I figli di Lucrezia (o degli uomini, tanto è uguale)
19 ago 2009
Nostra Signora dell'Insicurezza e The Weather Man
18 ago 2009
Incantatori di Serpenti, Pifferai Magici e Inventori di Favole
Recupero informazioni (ovvero si stava meglio quando si stava peggio)
17 ago 2009
15 ago 2009
Bozza per un testamento
Giunta alla fine di una serie infinita di serate, storie ed esperienze vissute senza coscienza
lascio all'uomo che amo la capacità di mettersi in secondo piano
lascio agli amici che sono andati lontano la forza di resistere stando fermi
ai miei genitori lascio un pò di coraggio, che i sogni non sempre rimangono irrealizzati
agli amanti lascio tutto quello che di me che non hanno saputo prendersi in vita
alle conoscenze da bancone un pò di sole e tutta la speranza
ai miei superiori un pò di creatività
poi lascio agli amici che mi hanno tradito solo poco tempo in più di quel che resta a me,
per soffrire e per capire
e ai miei figli le mie scuse
per averli dimenticati, temuti, maledetti, scongiurati, eliminati.
(Programmato il 18 ottobre 2008)
14 ago 2009
A chi il Mare, A chi il Male (ovvero Milano perde colpi)
l'assessore: «l'atteggiamento del comitato fa male alla nostra città»
Madonna: «Non tornerò a Milano»
La regina del pop irritata per le polemiche sui decibel che hanno preceduto il suo concerto. Terzi: «La capisco»
Il concerto di Madonna a San Siro (Fotogramma)
MILANO - Madonna affida al mensile tedesco Musik la sua irritazione per il limite di decibel imposto a San Siro, dove si è esibita il 14 luglio («È come deturpare un'opera d'arte»). «Non tornerò a Milano», minaccia, riaprendo una ferita per cui si batte da tempo l'assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi. Il quale si schiera con la regina del pop: «Capisco perfettamente Madonna. Da mesi sostengo che l'atteggiamento di un comitato di quartiere composto da pochi cittadini fa male alla nostra città, alla sua internazionalizzazione. I fatti mi stanno dando ragione».
MILANO CAPITALE DELLA MUSICA - «Ricordo che Milano è la città italiana più importante dal punto di vista musicale, i concerti di quest'anno sono andati in maniera straordinaria - prosegue Terzi -: quello delle "Donne per l'Abruzzo" ha registrato 50mila presenze, contro le 30mila di Roma. E se Milano si conferma capitale della musica, San Siro è la "Scala" del rock. Noi faremo il possibile per garantire alla città i suoi concerti ogni anno, pur con l'attenzione che ogni evento si svolga col minimo disagio possibile. Anche perché, lo ribadisco, la musica non è rumore». Infine, un'anticipazione: «L'anno prossimo si celebrerà il ventennale del festival Latinoamericando. Abbiamo in cantiere un'iniziativa con i più grandi artisti latinoamericani e vorremmo l'evento clou al Meazza, anche se il festival resterà ospite del Forum di Assago».
Dopo aver perso il Boss, dopo essersi sputtanati con Madonna,
Milano si gioca a dadi anche me...
"IL BENE PIU' PREZIOSO SFUGGE ALL'UOMO CHE NON GUARDA AVANTI MAI"
canta Tiziano Ferro intanto.
E Milano pare si sia seduta sugli allori delle passate glorie e dei meriti datati...
Guardare avanti per me significa sapersi scordare dei danni subiti
(cme dei miracoli ricevuti o delle meraviglie create)
guardare avanti assomiglia molto a costruire
(ma è meno eroico ad un primo sguardo)
non è soltanto fantasticare cose che non ci sono
è un pò più come realizzarle (per esempio...)
ci vuole tempo, una resistenza bestiale
tanta pazienza e riflettori spenti su tutta la fatica che c'è dietro...
bisogna saperlo fare in maniera organica, lasciando che i muscoli si
allunghino e si fortifichino per raggiungere la meta senza lasciare indietro
la mente, gli affetti, le debolezze dello spirito
poca pubblicità,è sbagliato pubblicizzare lo sforzo,
toglie energie e spegne gli entusiasmi
un sacco di contegno e soprattutto volontà,
quella con cui non ti puoi far bello con gli amici, se non dopo.
(eheh perchè piacioni ci siamo un pò tutti...)
Ecco, alla fine guardare avanti - se hai davvero intenzione di andarci avanti -
suona un pò così...
...ed io questo lo so fare.
Lo so fare bene.
Fino in fondo.
Secondo le regole.
Per gli applausi ho tutto il tempo e Milano intanto - una sposa promessa di molti, a quanto pare - sembra offrire un soggiorno possibile. (e instabile, ma possibile...)
Staremo a vedere - Milano - se è a te che devo arrivare,
la mia meta non è un dove ma un cosa e tu,
ultimamente,
perdi punti a vista d'occhio.
Intanto ne parlo con il Boss e Madonna, vediamo che mi consigliano loro.
Greetings from Abruzzo

...Te lo abbiamo regalato questo mare...
non te lo sei guadagnato per il solo fatto di esserti fatto qualche km,
dipendesse dai km i camionisti comanderebbero il mondo!
Nel mare ci si fa l'amore, ci si tuffa, immerge, nuota e annega.
I bagnetti sono quelli che ti vai a fare nella vasca per rinfrescarti.
Colpi di Testa

Dopo 10 anni è tornata.
Dopo 30 anni è diventata realtà.
Quasi a distanza di una vita riesce a farsi riconoscere nitidamente.
Una notte desolata in mezzo al nulla, umano e non.
La Regina delle Ghiandole impunta i piedi e per la prima volta suona la sua sinfonia.
Tutto il giorno a parlare di malati del resto, c'era da aspettarselo.
L'ho imparato 10 anni fa che chi vuole essere malato va lasciato nel suo stato,
chi vuole essere salvatore lo stesso,
ognuno nasce e muore nel ruolo che si è scelto.
Molto peggio,
ognuno nasce e muore nella lotta tra quel che è e quel che vorrebbe essere.
Mi osserva quasi sempre da lontano, apparentemente immobile
ha un suo modo di affrontare le difficoltà
lo fa in maniera sonora e lentissima poi di colpo decide e decreta.
Diventa spessa , diventa materiale
e comincia a sorprendermi.
Impone le sue regole, lo fa con i suoi modi
mi infligge punizioni corporali
e poi mi rende immortale
mentre mi uccide.
E' solo la mia testa...
E quando attacca a suonare lo fa
senza vergogna
Mi opprime la sua durezza
mi affascina la sua violenza
su tutto e tutti, compresa me
Mi appartiene in tutto
anche mentre mi costringe ad andare via dove
per amore (e altre idee assurde..) resterei
lo sapeva 10 anni fa
e si conosce da una vita
potete farle una puntura per farla tacere
ma con tutto il resto...
tutto il resto è un problema vero
la vigliaccheria non la impietosisce
nè le chiacchiere la distraggono
le lusinghe la infastidiscono perchè sono quasi sempre false
e l'amore, oddio, l'amore com'è inutile sulla bocca degli uomini.
il problema non è la fiducia negli altri o in sè stessi
il problema è che se io so molto bene quello che voglio
lei sa ancora meglio cosa non vuole
il problema è
e che non posso accontentarmi di niente che valga meno di
quello che già ho e conosco.
una serie di colpi di testa
alle volte è l'unico modo
per sopravvivere a tutta la morte che ci circonda.
4 ago 2009
roberto cotroneo

Abbandoniamo per un giorno i temi politici. E concentriamoci su quelli culturali. Ieri su un giornale molto particolare, "L'Osservatore Romano" è apparsa una recensione davvero interessante. Il critico musicale Marcello Filotei scrive un articolo fortemente polemico nei confronti del pianista Giovanni Allevi e della sua musica. Dice: "Giovanni Allevi non è affatto "strambo", è costruito con una cura assoluta ed è la rappresentazione oleografica del compositore, così come se l'aspetta chi non ha molta consuetudine con le sale da concerto". E più avanti: " il compositore marchigiano arriva e offre al pubblico quello che già conosce... E questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quello che non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicurati sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij".
La recensione del quotidiano della Santa Sede è molto stimolante. Non tanto per il fenomeno Allevi, che di per se ha pochissimo di interessante, quanto sul fatto che il pianista marchigiano definisce la sua musica: "classica contemporanea". In realtà la musica classica sta ad Allevi come la pizza napoletana sta a quella che vendono surgelata in Germania. E Allevi stesso è un fenomeno commerciale, che porta con se tutti i luoghi comuni sulla musica, sul pianoforte, sull'esecuzione pianistica. Qualunque persona di media cultura musicale capisce immediatamente di che musica si tratta: roba da aereoporto o studio dentistico, perfetta per rimanere in sottofondo. Ma é soprattutto una musica che non ha ambizioni, né di essere ricordata, né di essere ascoltata con emozione.
Eppure è ormai qualche anno che ci si sente ripetere sempre la stessa cosa. Allevi compositore strambo, ragazzino capace di incantare quando siede alla tastiera. E invece se lo ascolti dal vivo ti accorgi che il suo suono non è mai pulito, che la dinamica pianista di Allevi è incerta, e che persino la tecnica non è al livello di un pianista degno di questo nome. Per non parlare del livello delle composizioni. Ma queste cose non le scrive nessuno, perché i critici dei giornali non sono critici, ovvero non sono persone con una preparazione specifica per capire certe cose, ma sono giornalisti che esprimono giudizi. Ovvero persone prive di una vera preparazione che si inventano canoni che non esistono.
Il critico dell'"Osservatore" aggiunge: "In un Paese come l'Italia - dove c'è chi, come Alessandro Baricco, arriva a scrivere e dirigere film per spiegare che Beethoven è sopravvalutato - è abbastanza frequente che si cada nel tranello dell'artista svagato. Certo non è colpa dell'artista in questione, ma di un sistema scolastico fatto di flauti dolci e Fra Martino campanaro che spesso non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi".
Io direi che è colpa di tutti. Di tutti quelli che hanno inventato casi, fenomeni, scrittori, geni della musica, artisti che non avevano peso e valore, per moda e per debolezza, e perché proni a un'industria culturale capace di manipolare i media. Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. È quello che vado a ripetere qui da mesi. Il crollo culturale di un paese che va di pari passo con il crollo morale. Riguardo ai flauti dolci, magari si insegnasse davvero a suonarli, sarebbe già qualcosa.
1 ago 2009
25 lug 2009
frasi troppe volte ripetute parole mai dette
21 lug 2009
questa cosa sopra di me non è la morte....
Non è mia.
La casa che ho intorno.
La solitudine che ho dappertutto.
Non è mia
è piuttosto l'ombra lunga della solitudine di qualcuno buono a fare i conti solo per sè
Solo io e il mio amore pensavo
Solo io e il mio amore penso
Ma non è questo il momento
Tutto sommato non è cambiato poi troppo.
Pensavo peggio.
Da questa casa piena di soltudine
che non è la mia
per sta sera ( e con questa sera)
è tutto.
Passo e Chiudo.
19 lug 2009
18 lug 2009
17 lug 2009
12 lug 2009
Netiquette!!
Il rapido, travolgente successo di Facebook, con i suoi 175 milioni di utenti nel mondo mostra numeri da capogiro (peraltro, i suoi fratelli minori non sono da meno. Myspace conta 81 milioni di utenti, Netlag 42, LindedIn 36, Badoo 13, Twitter 6). Sono cifre da far impallidire il prime time di una tivù commerciale. Sono “social network”. Sono l’ultima faccia della modernità. Chi non ricorda le vecchie, care chat? Qui siamo su un altro pianeta.L'idea di cercarsi in rete nasce con la rete stessa. Poco più di dieci anni fa, all'alba dell'era di internet, un avvocato americano, Andrew Weinreich, lanciò un sito basato sulla teoria dei “sei gradi di separazione” – da una grande commedia di John Guare e il successivo omonimo film – che ritiene possibile raggiungere una qualsiasi persona con al massimo cinque intermediari: SixDegrees.com. Pochi anni dopo apparvero Friendster, una catena di Sant’Antonio di “amici degli amici”, Linkedin, il primo focalizzato su contatti professionali, e Myspace.Nel 2004 ha visto la luce Facebook per una trovata di un ragazzo diannovenne, Mark Zuckerberg, che voleva – così narra la leggenda – fare nuove amicizie ad Harvard, creando un annuario digitale degli alunni. Rupert Murdoch ha acquistato Myspace per 580 milioni di dollari, mentre Facebook ha un valore stimato di 15 miliardi di dollari. Magari non sono davvero così tanti, ma TANTI sono comunque. Pare che circa dieci milioni di italiani, soprattutto uomini tra i 18 e i 44 anni, trascorrano sui social network circa 30 minuti al giorno. In questa gigantesca piazza virtuale ci si incontra (si dichiara di incontrarsi) soprattutto per i gusti musicali, le letture, le preferenze cinematografiche. Ma evidentemente non manca l'amore, benché tutti sappiano che su internet si appare sempre migliori di come si è veramente, e che l’incontro di persona approdi per lo più a una delusione. Naturalmente questa incredibile trasformazione della comunicazione, una trasformazione che ha fatto parlare di “vera e propria mutazione antropologica” (Focus di maggio), richiede regole di comportamento nuove. Non stiamo parlando di come evitare le truffe o i programmi sofisticati con i quali le aziende vi raggiungono con offerte di prodotti mirate. Parliamo delle vecchie regole di buona educazione.
1) Un gruppo di amici virtuali non dovrebbe andare oltre il numero di persone che si conoscono nella vita reale: il proprio potenziale di amicizia si può misurare da questo.
2) Vietato inventare identità (peraltro il passo a forme di psicosi è più breve di quanto si immagina: le sale d’attesa degli psicanalisti sono piene di frequentatori abituali di chat).
3) Nei forum non sono infrequenti i troll, presenze che si fingono interessati ai temi della discussione solo per creare attriti e alimentare litigi: non si fa.
4) Non si dovrebbe chiedere di fare amicizia a perfetti sconosciuti (vietato abbordare “virtualmente” giovani frequentatrici con la scusa di formare un gruppo con lo stesso cognome o fesserie simili).
5) Essere insistenti è sempre sconveniente. Trascorso un po’ di tempo dall’invio di una richiesta di amicizia, si può fare un solo altro tentativo con diffusa spiegazione, poi basta.
6) E' perfettamente legittimo (anzi, consigliato) ignorare la richiesta di amicizia se non proviene da fonte certa e non è corredata da una spiegazione.
7) E' altrettanto legittimo ignorarla anche se proviene da buoni conoscenti; va però preso in considerazione che una mancata risposta, in questo caso, è scortese. A costo di essere crudi, meglio rifiutare motivando (esempio: più di 50 "amici" mi sono imposto/a di non avere, scusami!).
8) Se c’è qualcuno che conosciamo in rete, inutile sollecitarlo con richieste di chat perché siamo nel bel mezzo della pausa caffè: magari lui/lei non lo è.
9) E’ naturalmente consentito formare gruppi strampalati (ce ne sono ben oltre le appartenenze politiche o di tifo calcistico, basta farsi un giro in rete), ed invitare i propri amici ad aderire, ma senza eccedere.
10) E' possibile, talvolta utile, diffondere le proprie iniziative professionali: non va dimenticato che chi si trova in rete lo fa per una sua libera scelta; ma non si può essere invadenti, e meno che mai permettersi rimproveri per una eventuale mancata riposta.
11) Il turpiloquio (ammesso in circostanze "domestiche" o di stretta amicizia, anzi, in alcuni casi liberatorio!), andrebbe limitato ai gruppi che lo condividono.
12) Attenzione che la rete resti un mezzo di comunicazione e non finisca diventare dominante. In Giappone questa forma di mania è già una malattia sociale.
NOTIZIA ESTIVA
E oggi che cosa mi metto? Una domanda non da poco e un assillo notevole, visto che quello che indossiamo al mattino, dalle scarpe agli orecchini, ci deve accompagnare per tutta la giornata in mille situazioni diverse, magari in giornate con clima bizzarro, prima caldo, poi freddo, tra una riunione in ufficio, una coda in auto e un aperitivo con gli amici. Tante esigenze diverse, da valutare e soppesare con cura, alla ricerca degli abiti e degli accessori più adatti. Difficile decidere in due minuti. C'è chi si è preso la briga, cronometro alla mano, di analizzare i nostri momenti davanti al guardaroba: la conclusione è che, in media, si impiegano sedici minuti al giorno nella scelta di che cosa indossare. Lo sanno bene anche gli uomini, costretti ad attese infinite, mentre lei decide che cosa indossare per andare finalmente a cena o al cinema.
Lo afferma un sondaggio realizzato dal brand d’abbigliamento Matalan su un campione di 2.491 donne di età compresa tra i sedici e i sessanta anni. Una portavoce di Matalan dichiara, commentando i risultati del sondaggio: "E’ una questione importante per le donne: uscire di casa con un vestito in cui ci si sente a proprio agio è fondamentale e influisce su come ci percepiamo durante tutta la giornata e sull’immagine che abbiamo di noi stesse".
Sommando, giorno dopo giorno i minuti spesi in questo compito, risulta che nell'arco di una vita, una donna passa oltre nove mesi a interrogarsi davanti alle ante dell'armadio o allo specchio. Senza parlare dei ripensamenti in ascensore, o della scoperta quando si è arrivati in fondo alle scale, che fuori piove e che i sandali che abbiamo ai piedi, sono decisamente inadatti. Fatto che ci costringe a tornare in casa e ricominciare da capo. I sedici minuti quotidiani sono ovviamente frutto di una media: sembra che la scelta sia leggermente più facile nei giorni festivi, con un risparmio di circa due minuti, ma se c'è un'uscita in programma per il pomeriggio o la sera il rito si allunga a venti minuti. Durante le vacanze, invece, la scelta è fulminea: bastano appena 10 minuti, anche se la preparazione della valigia è costata cinquantadue minuti complessivi e ha di fatto circoscritto molto i margini di scelta successiva. Natale, invece, è un momento davvero critico: servono ben trentasei minuti e alla fine la scelta cade sempre su un abito rosso.
Definizione di "notizia estiva":
sottocategoria di notizia appartenente alla famiglia dell'informazione "da sala d'attesa del parrucchiere" reperibile principalmente nei periodi estivi o di festività (vedi Natale)
Requisiti richiesti:
categoricamente non seria
necessariamente di costume o pettegola
riassumibile in otto parole, max dieci
accessibile per il 100% della popolazione "da spiaggia" (o da " Film di Vanzina", nel caso natalizio)
nessuna specifica richiesta in fatto di "novità" o di "originalità" dei contenuti (contenuti? chi ha detto questa orribile parola?!)
RISULTATO:
L' atroce sequela di luoghi comuni ripetuti con cadenza regolare ogni anno e qui sotto riportati:
i regali più gettonati (d'inverno)
le diete migliori e fitness (in primavera)
topless e vacanze (d'estate)
la vita nei reality della stagione programmati nei palinsesti tv (d'autunno)
differenza uomo/donna (tutto l'anno)
es. la donna non sa guidare, l'uomo non sa niente di preliminari, la donna non cucina più, gli uomini trombano peggio e meno, le donne tradiscono di più (su queste ultime due effettivamente ci sarebbe quasi da ragionare...)
Questa domenica come ogni domenica cerco una notizia "estiva" con cui omaggiare un popolo di ascoltatori che riterrei meno lobotomizzati di quanto non vogliano farmi credere quelli che mi chiedono di scegliere con cura pescando rigorosamente nell'immondizia il prossimo argomento di puntata.
Io al gioco ci sto...lo conosco e ci sto!
Ma fuori dai denti....
Cazzo sarebbe la storia delle donne davanti allo specchio? !!!!
ANCORA?!?!!!!!
NON CAMBIERA' MAI NIENTE,
MAI!!!!
Siamo nel 2009, dai....
Monito, Sfida o verità?

...con un pò poca personalità.
Io e il mio amore
5 lug 2009
Ho bisogno del mio piano.
Tra me e lui c'è lo sporco di una intera notte.
Una notte durata cinque anni.
Una notte in cui la violenza ha vinto su ogni mio bisogno.
Una notte dentro la quale ho perso ogni speranza.
Ora, per salvarmi servirebbe un sorriso gentile
una carezza buona
una parola regalata
una lacrime ascoltata.
Ho bisogno del mio piano
Ma non posso raggiungerlo
E per la seconda volta
ho paura di morire.
Tre linee rosse.
Ed ho paura....come solo una volta nella vita.
Il tempo stringe.
Il fiato finisce.
La voce diventa opaca
tutto è vizio
rumore
vuoto e solitudine...
Ho bisogno di aiuto
ma nessuno lo sa.
Ho bisogno di aiuto
ma nessuno può aiutarmi.
Chi intrattiene
l'intrattenitrice?
...a i u t o .
2 lug 2009
27 giu 2009
parole ancora da udire...
25 giu 2009
una relazione
La regina delle ghiandole: affascinata dallo schifo

... Soddisfazione.
Incredibilmente la sensazione che Lei prova è... soddisfazione.
Si sta infliggendo il peggiore dei mali.
Si è trovata schiacciata contro il freddo vetro dell'indifferenza ed ha reagito.
Come lo scorpione della favola del vecchio Orson ha ucciso la rana che la traghettava verso un possibile futuro ("uno tra i tanti possibili" pensa ora Lei) Lei ha reagito. Secondo natura.
E rimane abbagliata, folgorata, illuminata dal totale schifo che prova.
Una voce amorevole Le ripete incessantemente da ore che piangerà - oddio se piangerà! - perchè ha ucciso il futuro (un possibile futuro).
E intanto in Lei regna sovrano lo sdegno, il violento peso del controllo, della diplomazia, della dialettica e la incredibile, assolutamente ipnotica, forza dello schifo.
Tutto è schifo.
Tutto è come Lei non accetterà mai più.
E tutto diventa Suo, nella morte.
Come non lo è stato nella vita.
Si riappropria di tutto distruggendo, devastando, umiliando, mentendo, rubando, violentando, uccidendo ogni cosa.
E per la prima volta- che assurda ironia! - mette la Sua firma, sullo schifo.
Per cominciare.
Guarda oltre, da tempo.
Aspira all'oltre, da troppo troppo tempo.
E si fa un regalo: la morte di tutto ciò che Suo non è mai stato e mai sarà.
(Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Una delle prime citazioni note è nel film di Orson Welles Confidential Report (1955 – basato sul suo romanzo Mr. Arkadin). L’apologo è poi comparso, in varie forme, in un’infinità di libri, articoli, film e programmi televisivi (fra cui un episodio di Star Trek – Voyager e una serie di cartoni animati giapponesi). Ci sono alcuni libri (e alcuni siti web) dedicati all’argomento – che è citato in più di ottocentomila testi online.)
11 giu 2009
28 mag 2009
Le Crazy Paradis: non solo burlesque
Con un colpo di scena finale, il già corposo calendario burlesque di maggio si allunga ulteriormente con Le Crazy Paradis.
Il progetto di Raffaele De Ritis è particolarmente interessante; innanzitutto, per il fatto che il burlesque è solo un elemento dello spettacolo: l'obiettivo è, infatti, mettere in scena un folle cocktail con gli ingredienti dell'intrattenimento teatrale americano ed europeo del Novecento: vaudeville, music-hall, circo e, appunto,burlesque.
De Ritis, incredibile factotum del mondo dello spettacolo, forte di una esperienza ventennale nei templi del varietà internazionale, tra Crazy Horse e Cirque du Soleil, guarda al passato con affetto e competenza, e porta in scena qualcosa che sembra assolutamente nuovo, pur non inventando nulla (ed è questa la sua forza).
I punti di forza dello show sono tanti, tra cui spiccano i 10 formidabili artisti(Babette Blackjack, Elektra Van Der Smirnoff, Loulou La Tigresse, Tasty Champagne, Shirley Magnifique, Kitten Shanghai, Lenny Martini, Marcel Tordeaux, Signor Dimitri, Darush), ma anche la struttura del locale che ospita Le Crazy Paradis - il Wake Up di Pescara - che permette agli spettatori di stare seduti al tavolo, sorseggiando champagne, a pochissimi metri dal palco, con l'intimità quasi dimenticata del café-chantant.
Per ora le date previste sono solo due, quindi consigliamo a chi è nei paraggi di non perdere l'occasione. Com'è nostro uso, vi terremo informati sulle novità.
10 mag 2009
come andò a finire per le tettone!
La vittoria delle maggiorate:
niente sovrapprezzo sui reggiseni
Marcia indietro di un'importante catena di abbigliamento inglese dopo la battaglia di Beckie Williams
MILANO - Maggiorate «discriminate» all'attacco: con una mossa del tutto inconsueta, la britannica Beckie Williams si è battuta nei giorni scorsi contro il sovrapprezzo dei reggiseni per donne particolarmente formose. E un'importante catena d'abbigliamento ha dovuto fare marcia indietro.
IL PREZZO - La tematica era evidentemente troppo spinosa per Marks Spencer (M&S), nota catena di grandi magazzini inglesi: la prospettiva di dover assistere nel prossimo consiglio d'amministrazione ad una donna che dibatteva sulla grandezza delle coppe dei reggiseni avrebbe potuto rallegrare qualche azionista. Non però il presidente dell'azienda, Sir Stuart Rose. Dopo una campagna della giovane britannica contro il sovraprezzo sui reggiseni a partire dalla coppa DD, - 2 sterline di più (2.20 euro) rispetto a quelli di taglia inferiore - la catena ha ammesso l'errore e si è scusata pubblicamente: da questo fine settimana i reggiseni per le donne ben dotate non subiranno più alcuna variazione di prezzo rispetto alle taglie più piccole.
LA POLEMICA - Il dibattito nel paese non si è tuttavia placato. Paladina dei diritti delle maggiorate è la 26enne Beckie Williams di Brighton, in Inghilterra. La ragazza, «scandalizzata» e «ferita nell'orgoglio» per l'aumento del prezzo dei reggiseni, ha lanciato su Facebook il gruppo «Bust 4 Justice», che tradotto in italiano sarebbe «seno per la giustizia», ed ha raccolto fino ad ora più di 14.500 adesioni. Anche i tabloid britannici hanno sposato la sua campagna, raccontando dei molti problemi da cui sono colpite le maggiorate. Beckie Williams, infatti, non si era limitata a protestare davanti al direttore della filiale: ha comprato una piccola quota di azioni di M&S. E 3,40 sterline sono bastate per permetterle di sedersi al prossimo consiglio di amministrazione previsto a luglio. Per tutte loro era «inaccettabile» e oltremodo «discriminatorio» che le donne con una taglia di reggiseno sopra la norma, dovessero pagare di più. E non è sembrata neppure convincente la giustificazione dei responsabili della catena, secondo i quali le taglie di reggiseni maggiori richiedono più lavoro specializzato. «Ad una semplice cliente non danno ascolto, ma ad un'azionista probabilmente sì», ha spiegato Williams. «Per pantaloni più grandi non si deve neanche pagare di più», i commenti più frequenti delle attiviste nei vari forum. «Perché veniamo condannate per una cosa che ci ha dato madre natura?», si chiede un'altra in un post su Facebook. Ciò che fin da subito è apparso come un punto a sfavore della catena Marks Spencer, potrebbe, tuttavia, rivelarsi come un vero successo pubblicitario. Come atto di scusa, una sorta di risarcimento, la catena ha infatti lanciato un'offerta speciale su tutte le coppe superiori alla DD presenti sugli scaffali.








