20 ago 2009

I figli di Lucrezia (o degli uomini, tanto è uguale)


CREARE...

Un verbo che uso solo quando si parla di arte.
In passato forse anche per Dio, ma io non ho mai avuto né grande simpatia per lui
né grande familiarità e così...ho sostituito il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e Berlusconi con i miei "dei"... Hitchcock, Puccini, Zappa, Michelangelo, Shakespeare, Rachmaninov, Bach, Chaplin e insomma ci siamo capiti....
Uomini superiori, in grado di creare dal nulla qualcosa di speciale.
In grado di rendere reale un pensiero, un'idea, una forma, un sentimento.
la CREAZIONE è una cosa per pochissimi.
Tutti artisti.

E me ne ero scordata davvero, lo ammetto, delle femmine...

Forse perchè come donna sono un disastro , forse perchè non ho mai dato peso a quella incredibile unica sostanziale differenza tra femmine e maschi di ogni specie animale e vegetale,

La possibilità naturale di creare vita.

Amo le parole che compongono questa frase....

la POSSIBILITA' ... che Non è obbligo, non è dovere e non è certezza....

la NATURALEZZA...che Non è studio, non è consapevole costruzione e non è cosa che si impara....

la VITA...che Non morte, non è soltanto morte almeno....

E per la prima volta guardo alla mia gatta - alla sua terza gravidanza - Lucrezia, con invidia sincera.
Colgo in lei l'accettazione di tutte e tre le parole, nel senso più completo.
La possibilità che avvenga, nel momento in cui decide tra i maschi del quartiere con quali sente la voglia e l'esigenza di accoppiarsi, quel che naturalmente può avvenire, ovvero creare la vita, accettandone anche la piccola componente di morte che contiene.
Dei suoi 5 cuccioli uno è morto nei primi due giorni...non lottava per mangiare e lei lo ha guardato morire, su nove cuccioli avuti fin qui (chissà quanti ne sforna con la prossima poverame!) se ne è vista sottrarre nove, gli ultimi nemmeno un mese e mezzo fa e lei è di nuovo coinvolta in questa meraviglia naturale.

La veterinaria diceva che dovevamo castrarla,
che la vita di una gattina è più breve per via delle gravidanze
io mi sono rifiutata con forza
"è assurdo - dicevo - se la natura le ha dato questa possibilità perchè intervenire?
e poi figurati se una femmina muore perchè fa dei figli, è assurdo..."

qualcosa mi dice che se è anche fosse vero
Lucrezia sa accettare anche questa realtà
non lotta contro nulla di sé ed è perfetta
non considerando la conservazione della sua vita
l'aspetto fondamentale della vita.

Intendiamoci l'istinto di sopravvivenza la induce a mangiare, dormire, bere, cacciare e difendersi
eppure incredibilmente non la spinge ad evitare di procreare.

E la veterinaria insiste...bisogna castrarla...

ed io dico di no e guardo Lucrezia con invidia e con stima...e mi sorprendo a darmi della cretina
per tutte le volte che nel difendere quella splendida creaturina che vive in casa mia
non mi sono accorta di quanto ero uguale a lei...


Ho guardato questo film con il cuore in gola
pensando al grigiore di una società che si lascia morire perchè
non può più concepire
non più sperare nella vita nuova

e mi sono commossa guardando una
donna scappare tra le bombe
e gli spari e le guerre con la
sua pancia sfacciata

e militari pietrificati e incapaci di muovere un muscolo come davanti ad una madonna
perchè è una madonna l' ultima donna in grado di creare
su di una terra divenuta sterile

ma è soltanto una manciata di secondi nel film (e nella vita)
poi tutto ricomincia
la morte
la fuga
le bombe
gli spari
i militari e gli uomini con le loro guerre
e le donne con il loro ventre vuoto
e tutto resta com'è fino al prossimo miracolo


Accetto la possibilità naturale di creare la vita?
io?!?
macchè!!!
non scherziamo.


p.s. La citazione pinkfloydiana del maiale che vola è stata particolarmente gradita.




Titolo Originale: Children of man
Regia: Alfonso Cuaròn
Durata: 109 min.
Cast: Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine
Soggetto: P.D. James
Musiche: John Tavener


I FIGLI DEGLI UOMINI.






















Supercalifragilistichespiralidoso!

19 ago 2009

Nostra Signora dell'Insicurezza e The Weather Man


Io sono una intrattenitrice.

Il mio mestiere è far sorridere gli altri,

fargli passare le ore più lunghe

(quelle della noia, del lavoro o del dolore)

Non rientra nei miei compiti - ma fa parte delle mie ambizioni - comunicare al mio pubblico qualcosa di più di un momentaneo sollievo,

vorrei poterli far riflettere,

provare a cambiare loro la vita

o anche solo un'idea,

allargare i loro orizzonti

o anche solo la loro coscienza di essere "massa",

vorrei toccarli, uno per uno

senza far loro male

provare a svegliarli dolcemente, uno per uno

dal torpore in cui sono.


Regalargli una musica che non conoscono

una parola che non sentivano da tempo

un pensiero che ignoravano

o una storia che avevano dimenticato.


E invece quando mi guardo allo specchio

o incontro chi mi ascolta

o mi sento descrivere dal mio pubblico

a volte,

mi sembra di vederci chiara chiara la faccia

del pagliaccio poco talentuoso

uno che ti fa ridere un istante e poi si fa dimenticare.


Poi c'è anche gente che ti fa complimenti inspiegabili

e alcuni, pochi, che sembra ci tengano particolarmente

a farti notare quanto "squallida" sia la tua vita.


Questi ultimi sono molto spesso piccoli snob,

uomini abituati a vestire i panni,

messi in saldo in questo strano momento storico,

degli intellettuali.


Coloro che non svenderebbero mai il loro "sapere"come fai tu

che giocano di sponda anche il ruolo degli umili

lo fanno simpaticamente,

ma disprezzano ogni sforzo, ogni tentativo,

ogni TUO tentativo.


Le loro piccole realtà sono messe al riparo dalle critiche,

quel misto di finta modestia e di poca onestà li salva da tutto e tutti.


E mentre tu sei in costante apnea tra te stesso, le tue speranze e i limiti della tua realtà

loro ti tengono la testa sott'acqua,

lo fanno per amicizia (ti diventano amici tutti quando possono farti a pezzi)

per estrema onestà (con gli altri si intende, mica con loro stessi)

talvolta per amore (meglio un partner che si sente inferiore sembrano desiderare alcuni di loro)

o solo per parlare (in quel caso quasi mi fanno simpatia, lo ammetto!).


(e in fin dei conti si capisce, che ti frega di criticare se tanto si parla davvero solo della realtà degli altri?!)


C'è un ultima categoria

di persone a far da cornice a certe "realtà in bilico"

come la mia.


"Realtà in bilico" le definisco,

perchè sfiorano la bellezza costantemente

talvolta la centrano per qualche istante

(il tempo di un disco disco per intenderci o di una battuta).


Incarnano superficilamente il sogno di molti

e nello stesso tempo tendono all'immobile

al coriaceo,

difficili da capire i confini di questo tipo di realtà

così come difficile è spostare i loro orizzonti

verso qualcosa di meglio

che vedi solo tu.


Ma io perdo il filo...L'ultima categoria di persone dicevamo..

che è quella dei talenti veri,

di quelli che hanno fatto e fanno nella vita e della vita un evento incredibile

per l'intero mondo che li circonda.

Parlo degli scrittori, dei pittori, dei compositori, dei musicisti, degli attori, dei fotografi

e di tutti coloro dotati davvero di un genio

e della forza necessaria a farlo esprimere al meglio.


Questa categoria di persone

rara ma non impossibile da incontrare

ti guarda con benevolenza

ti sorride con calore

comprende bene e molto oltre le tue parole

a cosa sta puntando il tuo cuore

e dove trova ostacoli,

sa quanto amore, volontà e spesso fortuna serve

sa quanto delicati sono gli equilibri di chi

si arrischia a rendere la propria vita speciale

soprattutto di chi si espone alla corrosiva ambizione

di "fare qualcosa per gli altri",

in campo artistico s'intende.


Queste persone sanno bene che "cambiare le regole del gioco"

è un mestiere duro

ed essendo per diritto di nascita e per impegno

persone "diverse" dalla media

comprendono qualcosa che non sanno spiegare

ma più o meno suona come

"se vuoi fai, se guardi oltre ci sei già oltre e se non fai nulla di tutto questo va bene lo stesso

perchè sei tu".


Gente rara davvero.

Che esiste però.

E che ti parla, ti vive intorno, ti respira vicino.


Resta il rischio di averli molto vicini,

possono essere padri, fratelli, mariti,

la tentazione di sentirsi schiacciati da paragoni che soltanto tu stai facendo è grande

ma alla fine

se hai l'onestà necessaria

la voglia di trovare un pò di sole

(o di pioggia, di perturbazioni e mare mosso, o di alte e basse temperature e venti deboli poco importa...)

capita che un giorno riesci a guardarli negli occhi senza pregiudizi

a goderli come fossero soltanto uno splendido tramonto

che ti illumina e ti ipnotizza

senza cercare di capirli, di raggiungerli o di emularli

e - mentre loro tornano semplicemente padri, fratelli o mariti -

qualcuno ti regala un sonoro "buongiorno"

(che suona un pò come l'Hello America del bellissimo e bravissimo Nicolas Cage,

alias David Spritz)

un abbraccio

un fiore alla tua sensibilità

e tutto l'aiuto che ti servirà per migliorarti


quel qualcuno sei tu.


il "tu" grato al mondo, alla vita e a se stesso per essere come è

grato anche ai limiti della realtà

perchè senza quelli non avresti faticato mai tanto

e non avresti mai sorriso come stai facendo adesso.


Io sono una intrattenitrice.

quando sono in radio, su palco o nella vita

amo rendere le persone felici.

provo a fare di più ogni giorno.

alle volte ci riesco

ma c'è sempre un di più che viene dopo da raggiungere.

mi sembra che ce ne sia abbastanza da riempire una vita.









Titolo originale: The weather Man

Anno: 2005

Durata: 100 min

Regia: Gore Verbinski

Musiche: Hans Zimmer

Cast: Nicolas Cage, Michael Caine


The Weather Man - L'uomo delle previsioni

18 ago 2009

Incantatori di Serpenti, Pifferai Magici e Inventori di Favole

Il fatto è vero.
Ma non è di quel fatto vero che voglio parlare.

Chiunque di noi ha incontrato nella vita persone con uno scarso senso della realtà,
peggio ancora,
chiunque di noi ha almeno un amico bugiardo.

C'è un grave equivoco sulla menzogna, a mio parere, ed essendo il linguaggio una convenzione,
un accordo tra le parti,
vado a mettere in chiaro i punti del "patto" che stipuleremo per comprenderci in questo post.

Io conosco e riconosco chiaramente nella mia vita tre o quattro persone bugiarde, non di più,
e contemporaneamente so per certo che tutti mentono.

L'apparente contraddizione di questa affermazione si può chiarire semplicemente.

C'è una buona dose di menzogna - approsimatezza, inesattezza, reticenza o anche solo buona educazione - in ognuno di noi.
La società, la scuola, l'amore e la stessa famiglia ci insegnano che non si può dire tutta la verità, è una deduzione inevitabile per chi abbia ricevuto una minima dose di "lezioni" sul come si sta al mondo.
Fin da piccoli ci viene chiesto di non dire parolacce, di non dare del tu alle persone più grandi
...semplici "correzioni" necessarie al vivere comune.
Poi, crescendo, ci vengono imposti dei sistemi di comunicazione un pelo più restrittivi.
Se un cibo "ti fa schifo" ma sei ospite a cena di un'amica di mamma e papà
dici che "non hai fame", sarebbe maleducato dirle che quel che ha preparato è disgustoso o che è una criminale in cucina.
Contemporaneamente a scuola ti capita di dire che non sei preparato perchè non hai capito la lezione della professoressa e lei ti mette due.
Dalla volta dopo magicamente inventerai che eri malato e che non hai potuto studiare oppure copierai come un pazzo, che far capire ad un 'insegnante, dopo 40 anni di carriera, che le sue lezioni sono morte è un'impresa di gran lunga più difficile che imparare a truffare.
Intanto gli anni passano e tu ti fai ragazzina e perdi un'amichetta perchè le dici senza troppa delicatezza forse, ma con moltissima onestà, tutto ciò che pensi di come si è vestita.
E del resto, te lo aveva chiesto lei.
- "secondo me 'sti jeans ti abbassano ancora di più di quanto già non sei e ti si vede ancora di più il rotolo di grasso mollo sui fianchi" - tu non capisci bene cosa hai sbagliato, ma sai che la prossima volta, se avrai un'amica, le dirai sempre che "sta davvero benissimo".
Infine diventi adulto e tenti la difficilissima strada dell'amore, della convivenza, del matrimonio e un giorno quasi per eccesso di zelo o per festeggiare la conquistata meta "del non nascondersi nulla perchè noi due siamo più forti di tutti e tutto".
Alla domanda di lui "quanti uomini hai avuto?", o peggio, durante una normale chiacchiera post trombata in cui ci si confidano le cose più intime, ti lasci scappare in perfetta sincerità dettagli poco edificanti, ma verissimi, della tua vita sessual-sentimentale prima di incontrarlo o frasi del genere "era solo buon sesso.."
E zac! Sei condannata senza processo nè possibilità di appello da subito!
Ma pagherai per sempre.
Se lo ricorderà in eterno e ti guarderà con sospetto, che se riconosci il buon sesso forse non sei così affidabile, seria o profonda o romantica.
Sempre se non hai fortuna e vi lasciate prima...così avrai modo di mentire al prossimo dicendogli che lui è il migliore, che non esiste altro sesso se non quello fatto con lui e blablabla...(che tanto ci si lascia ugualmente ma dura un pò di più e nel frattempo si sta più tranquille, ovvviamente il discorso vale per entrambi i sessi!)

Ecco quindi spiegato quello che io penso a proposito del fatto che "tutti mentono".

Ora andiamo ai tre o quattro che sono bugiardi, di mia conoscenza si intende.

Il bugiardo ha delle caratteristiche stimabili a mio parere.

E' colui che abbraccia una verità privata, personale, riscritta ad arte per confondere, pilotare o semplicemente non turbare la vita altrui.
Ammettiamolo, il suo compito sarebbe quasi benefico se non perdesse quasi sempre il controllo.
Sì, perchè i grandi bugiardi hanno una costante...credono di potercela fare sempre.
Credono che nulla sia davvero provabile.
Sono autentici fan e concreta realizzazione in natura della teoria della RELATIVITA'.
E la loro arma è inevitabilmente, la PAROLA.
Grandi comunicatori,
si riconoscono facilmente perchè mentono senza più averne la necessità.
La menzogna diventa la loro unica realtà, e poco conta che di vero non rimanga che il loro nome, l'importante è fare,dire e vivere sempre in conformità al copione che loro hanno ideato per loro stessi e per te.
Si sentono degli dei, dei pifferai magici, incantatori di serpenti,
creano scenari fantastici e vivono della gratitudine che leggono negli occhi dei loro spettatori.

Sanno di avere dalla loro la volontà naturale dell'uomo a credere al bello e si offendono profondamente se non si concede loro la massima fiducia.
Del resto loro stanno creando per te e tu non puoi esser così scortese da insozzare l'opera d'arte del loro immaginario con frasi o considerazioni o reazioni legate - mio dio che infamia! - agli sterili FATTI.
Entrano in uno stato di caos mentale non appena la "loro" realtà viene toccata da quella degli altri, la "confutazione" delle loro parole con tutto ciò che è concreto li abbatte, li deprime, in alcuni casi li rende violenti o instabili.

In fin dei conti sono bambini che hanno bisogno di giocare e non vanno mai ripresi.
Anche perchè sono irriducibili.

Sono gli ultimi romantici
(o comunque credono di esserlo non contemplando l'ipotesi che il fiore resistentissimo dell'interesse,della passione o dell'amore può nascere anche nell'immondizia della quotidiana semplice ordinaria realtà),
si sentono grandi sognatori
ma hanno qualcosa in meno dei geni
perchè non sanno realizzare, forse nemmeno ci provano, nessuna o quasi delle cose che hanno in mente.

E perchè dovrebbero in fondo? conoscete una realtà più perfetta del sogno?
E' Difficilissimo rinunciare ai colpi di scena, alle promesse eclatanti, agli altri ideali e alle nobili speranze.
Insomma a tutte quelle storie da prima pagina.

Ecco.
Questi sono i bugiardi veri.
E questa è la base da cui si parte per parlare del film di oggi e contemporaneamente il punto di arrivo.

Non serve giudicare chi è bugiardo
basta tenerlo alla giusta distanza,
basta non metterlo in condizione di comandare un governo,
di influenzare le opinioni di molti,
di incasinare la tua vita o il tuo amore o la tua realtà.

basta lasciarlo dov'è.

In fin dei conti è solo un bambino - spesso infelice - che gioca.


Titolo Originale: Shattered Glass
Regia: Billy Ray
Durata: 95 min.
Anno: 2004
Cast: Hayden Christensen, Rosario Dowson


L'inventore di Favole





Recupero informazioni (ovvero si stava meglio quando si stava peggio)


Quando ho aperto questo blog

non volevo cominciare un diario
volevo soltanto curare un quaderno di appunti.

Ammetto di essermi trasformata in una vera femminuccia
tralasciando un dovere che avevo con me stessa:

quello di portare avanti il progetto di Visioni.


RIAPRE
RADIOVISIONI.BLOGSPOT.COM!


Enjoy it!



15 ago 2009

Rapsodia per Millepiedi




nuovi sospiri.

Bozza per un testamento


Giunta alla fine di una serie infinita di serate, storie ed esperienze vissute senza coscienza

lascio all'uomo che amo la capacità di mettersi in secondo piano

lascio agli amici che sono andati lontano la forza di resistere stando fermi

ai miei genitori lascio un pò di coraggio, che i sogni non sempre rimangono irrealizzati

agli amanti lascio tutto quello che di me che non hanno saputo prendersi in vita

alle conoscenze da bancone un pò di sole e tutta la speranza

ai miei superiori un pò di creatività

poi lascio agli amici che mi hanno tradito solo poco tempo in più di quel che resta a me,
per soffrire e per capire

e ai miei figli le mie scuse

per averli dimenticati, temuti, maledetti, scongiurati, eliminati.

(Programmato il 18 ottobre 2008)

Vola Vola





La donna nata prima della costola.

14 ago 2009

Pensieri Scarlatti




si torna a casa.

Stica

I need a friend

solo questo, un amico.

A chi il Mare, A chi il Male (ovvero Milano perde colpi)


l'assessore: «l'atteggiamento del comitato fa male alla nostra città»
Madonna: «Non tornerò a Milano»
La regina del pop irritata per le polemiche sui decibel che hanno preceduto il suo concerto. Terzi: «La capisco»

Il concerto di Madonna a San Siro (Fotogramma)
MILANO - Madonna affida al mensile tedesco Musik la sua irritazione per il limite di decibel imposto a San Siro, dove si è esibita il 14 luglio («È come deturpare un'opera d'arte»). «Non tornerò a Milano», minaccia, riaprendo una ferita per cui si batte da tempo l'assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi. Il quale si schiera con la regina del pop: «Capisco perfettamente Madonna. Da mesi sostengo che l'atteggiamento di un comitato di quartiere composto da pochi cittadini fa male alla nostra città, alla sua internazionalizzazione. I fatti mi stanno dando ragione».

MILANO CAPITALE DELLA MUSICA - «Ricordo che Milano è la città italiana più importante dal punto di vista musicale, i concerti di quest'anno sono andati in maniera straordinaria - prosegue Terzi -: quello delle "Donne per l'Abruzzo" ha registrato 50mila presenze, contro le 30mila di Roma. E se Milano si conferma capitale della musica, San Siro è la "Scala" del rock. Noi faremo il possibile per garantire alla città i suoi concerti ogni anno, pur con l'attenzione che ogni evento si svolga col minimo disagio possibile. Anche perché, lo ribadisco, la musica non è rumore». Infine, un'anticipazione: «L'anno prossimo si celebrerà il ventennale del festival Latinoamericando. Abbiamo in cantiere un'iniziativa con i più grandi artisti latinoamericani e vorremmo l'evento clou al Meazza, anche se il festival resterà ospite del Forum di Assago».


Dopo aver perso il Boss, dopo essersi sputtanati con Madonna,
Milano si gioca a dadi anche me...

"IL BENE PIU' PREZIOSO SFUGGE ALL'UOMO CHE NON GUARDA AVANTI MAI"
canta Tiziano Ferro intanto.
E Milano pare si sia seduta sugli allori delle passate glorie e dei meriti datati...

Guardare avanti per me significa sapersi scordare dei danni subiti
(cme dei miracoli ricevuti o delle meraviglie create)

guardare avanti assomiglia molto a costruire
(ma è meno eroico ad un primo sguardo)

non è soltanto fantasticare cose che non ci sono
è un pò più come realizzarle (per esempio...)

ci vuole tempo, una resistenza bestiale
tanta pazienza e riflettori spenti su tutta la fatica che c'è dietro...

bisogna saperlo fare in maniera organica, lasciando che i muscoli si
allunghino e si fortifichino per raggiungere la meta senza lasciare indietro
la mente, gli affetti, le debolezze dello spirito

poca pubblicità,è sbagliato pubblicizzare lo sforzo,
toglie energie e spegne gli entusiasmi

un sacco di contegno e soprattutto volontà,
quella con cui non ti puoi far bello con gli amici, se non dopo.
(eheh perchè piacioni ci siamo un pò tutti...)

Ecco, alla fine guardare avanti - se hai davvero intenzione di andarci avanti -
suona un pò così...
...ed io questo lo so fare.
Lo so fare bene.
Fino in fondo.
Secondo le regole.

Per gli applausi ho tutto il tempo e Milano intanto - una sposa promessa di molti, a quanto pare - sembra offrire un soggiorno possibile. (e instabile, ma possibile...)

Staremo a vedere - Milano - se è a te che devo arrivare,
la mia meta non è un dove ma un cosa e tu,
ultimamente,
perdi punti a vista d'occhio.

Intanto ne parlo con il Boss e Madonna, vediamo che mi consigliano loro.

Greetings from Abruzzo


...Te lo abbiamo regalato questo mare...
non te lo sei guadagnato per il solo fatto di esserti fatto qualche km,
dipendesse dai km i camionisti comanderebbero il mondo!

Nel mare ci si fa l'amore, ci si tuffa, immerge, nuota e annega.

I bagnetti sono quelli che ti vai a fare nella vasca per rinfrescarti.

Colpi di Testa


Dopo 10 anni è tornata.
Dopo 30 anni è diventata realtà.
Quasi a distanza di una vita riesce a farsi riconoscere nitidamente.
Una notte desolata in mezzo al nulla, umano e non.
La Regina delle Ghiandole impunta i piedi e per la prima volta suona la sua sinfonia.
Tutto il giorno a parlare di malati del resto, c'era da aspettarselo.
L'ho imparato 10 anni fa che chi vuole essere malato va lasciato nel suo stato,
chi vuole essere salvatore lo stesso,
ognuno nasce e muore nel ruolo che si è scelto.
Molto peggio,
ognuno nasce e muore nella lotta tra quel che è e quel che vorrebbe essere.
Mi osserva quasi sempre da lontano, apparentemente immobile
ha un suo modo di affrontare le difficoltà
lo fa in maniera sonora e lentissima poi di colpo decide e decreta.
Diventa spessa , diventa materiale
e comincia a sorprendermi.
Impone le sue regole, lo fa con i suoi modi
mi infligge punizioni corporali
e poi mi rende immortale
mentre mi uccide.
E' solo la mia testa...
E quando attacca a suonare lo fa
senza vergogna
Mi opprime la sua durezza
mi affascina la sua violenza
su tutto e tutti, compresa me
Mi appartiene in tutto
anche mentre mi costringe ad andare via dove
per amore (e altre idee assurde..) resterei

lo sapeva 10 anni fa
e si conosce da una vita

potete farle una puntura per farla tacere
ma con tutto il resto...
tutto il resto è un problema vero
la vigliaccheria non la impietosisce
nè le chiacchiere la distraggono
le lusinghe la infastidiscono perchè sono quasi sempre false
e l'amore, oddio, l'amore com'è inutile sulla bocca degli uomini.


il problema non è la fiducia negli altri o in sè stessi
il problema è che se io so molto bene quello che voglio
lei sa ancora meglio cosa non vuole

il problema è
e che non posso accontentarmi di niente che valga meno di
quello che già ho e conosco.



una serie di colpi di testa
alle volte è l'unico modo
per sopravvivere a tutta la morte che ci circonda.

4 ago 2009

roberto cotroneo



Abbandoniamo per un giorno i temi politici. E concentriamoci su quelli culturali. Ieri su un giornale molto particolare, "L'Osservatore Romano" è apparsa una recensione davvero interessante. Il critico musicale Marcello Filotei scrive un articolo fortemente polemico nei confronti del pianista Giovanni Allevi e della sua musica. Dice: "Giovanni Allevi non è affatto "strambo", è costruito con una cura assoluta ed è la rappresentazione oleografica del compositore, così come se l'aspetta chi non ha molta consuetudine con le sale da concerto". E più avanti: " il compositore marchigiano arriva e offre al pubblico quello che già conosce... E questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quello che non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicurati sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij".
La recensione del quotidiano della Santa Sede è molto stimolante. Non tanto per il fenomeno Allevi, che di per se ha pochissimo di interessante, quanto sul fatto che il pianista marchigiano definisce la sua musica: "classica contemporanea". In realtà la musica classica sta ad Allevi come la pizza napoletana sta a quella che vendono surgelata in Germania. E Allevi stesso è un fenomeno commerciale, che porta con se tutti i luoghi comuni sulla musica, sul pianoforte, sull'esecuzione pianistica. Qualunque persona di media cultura musicale capisce immediatamente di che musica si tratta: roba da aereoporto o studio dentistico, perfetta per rimanere in sottofondo. Ma é soprattutto una musica che non ha ambizioni, né di essere ricordata, né di essere ascoltata con emozione.
Eppure è ormai qualche anno che ci si sente ripetere sempre la stessa cosa. Allevi compositore strambo, ragazzino capace di incantare quando siede alla tastiera. E invece se lo ascolti dal vivo ti accorgi che il suo suono non è mai pulito, che la dinamica pianista di Allevi è incerta, e che persino la tecnica non è al livello di un pianista degno di questo nome. Per non parlare del livello delle composizioni. Ma queste cose non le scrive nessuno, perché i critici dei giornali non sono critici, ovvero non sono persone con una preparazione specifica per capire certe cose, ma sono giornalisti che esprimono giudizi. Ovvero persone prive di una vera preparazione che si inventano canoni che non esistono.
Il critico dell'"Osservatore" aggiunge: "In un Paese come l'Italia - dove c'è chi, come Alessandro Baricco, arriva a scrivere e dirigere film per spiegare che Beethoven è sopravvalutato - è abbastanza frequente che si cada nel tranello dell'artista svagato. Certo non è colpa dell'artista in questione, ma di un sistema scolastico fatto di flauti dolci e Fra Martino campanaro che spesso non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi".
Io direi che è colpa di tutti. Di tutti quelli che hanno inventato casi, fenomeni, scrittori, geni della musica, artisti che non avevano peso e valore, per moda e per debolezza, e perché proni a un'industria culturale capace di manipolare i media. Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. È quello che vado a ripetere qui da mesi. Il crollo culturale di un paese che va di pari passo con il crollo morale. Riguardo ai flauti dolci, magari si insegnasse davvero a suonarli, sarebbe già qualcosa.

schatz

25 lug 2009

frasi troppe volte ripetute parole mai dette


"sono stanca di dire agli altri cose di te che con me non fai più da tanto tempo"
"voglio parlare"
"voglio capire"
"grazie per essere andato a dormire"
"potrei essere più gentile...è vero. potrei essere più calma...è giusto. potrei essere amata di più e meglio...è sacrosanto. ma vedi...non sarei più io!"
"voglio essere amata per chi sono io"
"perchè non ti interessa sapere?"
"cosa pensi di ottenere alzando il mento?"
"perchè sarei inaffidabile? perchè condivido il buonumore e mi abbasso sotto la linea dell'orizzonte quando sto male? qual'è il problema??? che di me hai visto solo i sorrisi? ma vaffanculo!"
"ritengo altamente improbabile anche la sola ipotesi di scoparti figurati di amarti"
"non ne sono completamente certa ma penso che la tua ignoranza sia invidiabile"
"posso dirti sinceramente quanto fa schifo la mia anima?"
"tu credi che potresti sopravvivere se io ti dicessi solo la verità? la mia ...ma anche una di un altra persona non scritta sui libri, una qualsiasi, una verità semplice di qualcuno che non rientra nei canoni del mito, dell'artista incredibile, del genio o del pensatore. dici che potresti?"
"non ho voglia di parlare"
"non credo che parlare serva a niente"
"sono stanca di parlare"
"sono stanca"
"ho paura"
"se sei in grado di farmi sentire amata sei un genio, tutto il resto è storia...inutile"
"come preferisci tu l'importante è che non mi rovini l'esistenza e considerato che la mia è sempre legata alla tua se magari eviti senza che te lo dico è meglio"
"ma quando cazzo mi baci?"
"scusa se divento aggressiva è che mi comincio a chiedere quanto forte è il ricordo che ho di te"
"sono aggressiva e allora? quando c'era da scartavetrare le pareti parevi contento"
"ti sono fedele e ti amo come ti capiterà solo con me, ti tradisco e ti odio come tutti saprebbero fare"
"poca personalità io? poca personalità io!?!?!!? hai ragione, ciao"
"ce l'hai con me? no ce l'ho con me stessa altrimenti non ti parlerei!"
"SCUSA"
"GRAZIE"
"MA TI PARE"
"VA BENE!"
"COME VUOI TU!"
"ADDIO"
"TI AMO"
"CIAO"


Io sono un condominio.

21 lug 2009

questa cosa sopra di me non è la morte....


Non è mia.
La casa che ho intorno.
La solitudine che ho dappertutto.
Non è mia
è piuttosto l'ombra lunga della solitudine di qualcuno buono a fare i conti solo per sè

Solo io e il mio amore pensavo
Solo io e il mio amore penso
Ma non è questo il momento


Tutto sommato non è cambiato poi troppo.

Pensavo peggio.


Da questa casa piena di soltudine
che non è la mia
per sta sera ( e con questa sera)
è tutto.


Passo e Chiudo.

17 lug 2009

Grace (un fratello ritrovato)




E' un fatto certo.
Bisogna volare.

12 lug 2009

Netiquette!!

Il rapido, travolgente successo di Facebook, con i suoi 175 milioni di utenti nel mondo mostra numeri da capogiro (peraltro, i suoi fratelli minori non sono da meno. Myspace conta 81 milioni di utenti, Netlag 42, LindedIn 36, Badoo 13, Twitter 6). Sono cifre da far impallidire il prime time di una tivù commerciale. Sono “social network”. Sono l’ultima faccia della modernità. Chi non ricorda le vecchie, care chat? Qui siamo su un altro pianeta.L'idea di cercarsi in rete nasce con la rete stessa. Poco più di dieci anni fa, all'alba dell'era di internet, un avvocato americano, Andrew Weinreich, lanciò un sito basato sulla teoria dei “sei gradi di separazione” – da una grande commedia di John Guare e il successivo omonimo film – che ritiene possibile raggiungere una qualsiasi persona con al massimo cinque intermediari: SixDegrees.com. Pochi anni dopo apparvero Friendster, una catena di Sant’Antonio di “amici degli amici”, Linkedin, il primo focalizzato su contatti professionali, e Myspace.Nel 2004 ha visto la luce Facebook per una trovata di un ragazzo diannovenne, Mark Zuckerberg, che voleva – così narra la leggenda – fare nuove amicizie ad Harvard, creando un annuario digitale degli alunni. Rupert Murdoch ha acquistato Myspace per 580 milioni di dollari, mentre Facebook ha un valore stimato di 15 miliardi di dollari. Magari non sono davvero così tanti, ma TANTI sono comunque. Pare che circa dieci milioni di italiani, soprattutto uomini tra i 18 e i 44 anni, trascorrano sui social network circa 30 minuti al giorno. In questa gigantesca piazza virtuale ci si incontra (si dichiara di incontrarsi) soprattutto per i gusti musicali, le letture, le preferenze cinematografiche. Ma evidentemente non manca l'amore, benché tutti sappiano che su internet si appare sempre migliori di come si è veramente, e che l’incontro di persona approdi per lo più a una delusione. Naturalmente questa incredibile trasformazione della comunicazione, una trasformazione che ha fatto parlare di “vera e propria mutazione antropologica” (Focus di maggio), richiede regole di comportamento nuove. Non stiamo parlando di come evitare le truffe o i programmi sofisticati con i quali le aziende vi raggiungono con offerte di prodotti mirate. Parliamo delle vecchie regole di buona educazione.

1) Un gruppo di amici virtuali non dovrebbe andare oltre il numero di persone che si conoscono nella vita reale: il proprio potenziale di amicizia si può misurare da questo.

2) Vietato inventare identità (peraltro il passo a forme di psicosi è più breve di quanto si immagina: le sale d’attesa degli psicanalisti sono piene di frequentatori abituali di chat).

3) Nei forum non sono infrequenti i troll, presenze che si fingono interessati ai temi della discussione solo per creare attriti e alimentare litigi: non si fa.

4) Non si dovrebbe chiedere di fare amicizia a perfetti sconosciuti (vietato abbordare “virtualmente” giovani frequentatrici con la scusa di formare un gruppo con lo stesso cognome o fesserie simili).

5) Essere insistenti è sempre sconveniente. Trascorso un po’ di tempo dall’invio di una richiesta di amicizia, si può fare un solo altro tentativo con diffusa spiegazione, poi basta.

6) E' perfettamente legittimo (anzi, consigliato) ignorare la richiesta di amicizia se non proviene da fonte certa e non è corredata da una spiegazione.

7) E' altrettanto legittimo ignorarla anche se proviene da buoni conoscenti; va però preso in considerazione che una mancata risposta, in questo caso, è scortese. A costo di essere crudi, meglio rifiutare motivando (esempio: più di 50 "amici" mi sono imposto/a di non avere, scusami!).

8) Se c’è qualcuno che conosciamo in rete, inutile sollecitarlo con richieste di chat perché siamo nel bel mezzo della pausa caffè: magari lui/lei non lo è.

9) E’ naturalmente consentito formare gruppi strampalati (ce ne sono ben oltre le appartenenze politiche o di tifo calcistico, basta farsi un giro in rete), ed invitare i propri amici ad aderire, ma senza eccedere.

10) E' possibile, talvolta utile, diffondere le proprie iniziative professionali: non va dimenticato che chi si trova in rete lo fa per una sua libera scelta; ma non si può essere invadenti, e meno che mai permettersi rimproveri per una eventuale mancata riposta.

11) Il turpiloquio (ammesso in circostanze "domestiche" o di stretta amicizia, anzi, in alcuni casi liberatorio!), andrebbe limitato ai gruppi che lo condividono.

12) Attenzione che la rete resti un mezzo di comunicazione e non finisca diventare dominante. In Giappone questa forma di mania è già una malattia sociale.



NOTIZIA ESTIVA

Picasso, Donna allo specchio


Il look costa 16 minuti al giorno




E oggi che cosa mi metto? Una domanda non da poco e un assillo notevole, visto che quello che indossiamo al mattino, dalle scarpe agli orecchini, ci deve accompagnare per tutta la giornata in mille situazioni diverse, magari in giornate con clima bizzarro, prima caldo, poi freddo, tra una riunione in ufficio, una coda in auto e un aperitivo con gli amici. Tante esigenze diverse, da valutare e soppesare con cura, alla ricerca degli abiti e degli accessori più adatti. Difficile decidere in due minuti. C'è chi si è preso la briga, cronometro alla mano, di analizzare i nostri momenti davanti al guardaroba: la conclusione è che, in media, si impiegano sedici minuti al giorno nella scelta di che cosa indossare. Lo sanno bene anche gli uomini, costretti ad attese infinite, mentre lei decide che cosa indossare per andare finalmente a cena o al cinema.
Lo afferma un sondaggio realizzato dal brand d’abbigliamento Matalan su un campione di 2.491 donne di età compresa tra i sedici e i sessanta anni. Una portavoce di Matalan dichiara, commentando i risultati del sondaggio: "E’ una questione importante per le donne: uscire di casa con un vestito in cui ci si sente a proprio agio è fondamentale e influisce su come ci percepiamo durante tutta la giornata e sull’immagine che abbiamo di noi stesse".

Sommando, giorno dopo giorno i minuti spesi in questo compito, risulta che nell'arco di una vita, una donna passa oltre nove mesi a interrogarsi davanti alle ante dell'armadio o allo specchio. Senza parlare dei ripensamenti in ascensore, o della scoperta quando si è arrivati in fondo alle scale, che fuori piove e che i sandali che abbiamo ai piedi, sono decisamente inadatti. Fatto che ci costringe a tornare in casa e ricominciare da capo. I sedici minuti quotidiani sono ovviamente frutto di una media: sembra che la scelta sia leggermente più facile nei giorni festivi, con un risparmio di circa due minuti, ma se c'è un'uscita in programma per il pomeriggio o la sera il rito si allunga a venti minuti. Durante le vacanze, invece, la scelta è fulminea: bastano appena 10 minuti, anche se la preparazione della valigia è costata cinquantadue minuti complessivi e ha di fatto circoscritto molto i margini di scelta successiva. Natale, invece, è un momento davvero critico: servono ben trentasei minuti e alla fine la scelta cade sempre su un abito rosso.


Definizione di "notizia estiva":

sottocategoria di notizia appartenente alla famiglia dell'informazione "da sala d'attesa del parrucchiere" reperibile principalmente nei periodi estivi o di festività (vedi Natale)



Requisiti richiesti:

categoricamente non seria
necessariamente di costume o pettegola
riassumibile in otto parole, max dieci
accessibile per il 100% della popolazione "da spiaggia" (o da " Film di Vanzina", nel caso natalizio)


nessuna specifica richiesta in fatto di "novità" o di "originalità" dei contenuti (contenuti? chi ha detto questa orribile parola?!)


RISULTATO:
L' atroce sequela di luoghi comuni ripetuti con cadenza regolare ogni anno e qui sotto riportati:
i regali più gettonati (d'inverno)
le diete migliori e fitness (in primavera)
topless e vacanze (d'estate)
la vita nei reality della stagione programmati nei palinsesti tv (d'autunno)




differenza uomo/donna (tutto l'anno)


es. la donna non sa guidare, l'uomo non sa niente di preliminari, la donna non cucina più, gli uomini trombano peggio e meno, le donne tradiscono di più (su queste ultime due effettivamente ci sarebbe quasi da ragionare...)


Questa domenica come ogni domenica cerco una notizia "estiva" con cui omaggiare un popolo di ascoltatori che riterrei meno lobotomizzati di quanto non vogliano farmi credere quelli che mi chiedono di scegliere con cura pescando rigorosamente nell'immondizia il prossimo argomento di puntata.


Io al gioco ci sto...lo conosco e ci sto!


Ma fuori dai denti....
Cazzo sarebbe la storia delle donne davanti allo specchio? !!!!


ANCORA?!?!!!!!

NON CAMBIERA' MAI NIENTE,


MAI!!!!


Siamo nel 2009, dai....





un'amica

Monito, Sfida o verità?


...con un pò poca personalità.

anche se cerchi disperatamente di convincerti e convincerci che ne hai da vendere.




Io e il mio amore


...siamo appena rientrati
non abbiamo appuntamenti
ma tantissimi orari da rispettare
posti in cui incontrarci
voli da prendere
musica da ascoltare
INSIEME...



5 lug 2009

Ho bisogno del mio piano.

ù

...Ma non posso raggiungerlo.
Tra me e lui c'è lo sporco di una intera notte.
Una notte durata cinque anni.
Una notte in cui la violenza ha vinto su ogni mio bisogno.
Una notte dentro la quale ho perso ogni speranza.

Ora, per salvarmi servirebbe un sorriso gentile
una carezza buona
una parola regalata
una lacrime ascoltata.

Ho bisogno del mio piano
Ma non posso raggiungerlo

E per la seconda volta
ho paura di morire.


Tre linee rosse.
Ed ho paura....come solo una volta nella vita.
Il tempo stringe.
Il fiato finisce.
La voce diventa opaca
tutto è vizio
rumore
vuoto e solitudine...

Ho bisogno di aiuto
ma nessuno lo sa.


Ho bisogno di aiuto
ma nessuno può aiutarmi.


Chi intrattiene
l'intrattenitrice?


...a i u t o .

27 giu 2009

parole ancora da udire...


riavvolgete la pellicola...
voglio vederlo di nuovo.


levatemi il ricordo
voglio piangere, ridere e stupirmi come fosse la prima volta.


scusate?! vi ho chiesto....

ah, no...chiedo scusa...
di certo ho sbagliato io.





25 giu 2009

una relazione







quando l'amore non ha più tempo
è arrivato il tempo di dimenticare l'amore.

i miei futuri progetti di vita

La regina delle ghiandole: affascinata dallo schifo




... Soddisfazione.
Incredibilmente la sensazione che Lei prova è... soddisfazione.
Si sta infliggendo il peggiore dei mali.
Si è trovata schiacciata contro il freddo vetro dell'indifferenza ed ha reagito.
Come lo scorpione della favola del vecchio Orson ha ucciso la rana che la traghettava verso un possibile futuro ("uno tra i tanti possibili" pensa ora Lei) Lei ha reagito. Secondo natura.
E rimane abbagliata, folgorata, illuminata dal totale schifo che prova.
Una voce amorevole Le ripete incessantemente da ore che piangerà - oddio se piangerà! - perchè ha ucciso il futuro (un possibile futuro).
E intanto in Lei regna sovrano lo sdegno, il violento peso del controllo, della diplomazia, della dialettica e la incredibile, assolutamente ipnotica, forza dello schifo.
Tutto è schifo.
Tutto è come Lei non accetterà mai più.
E tutto diventa Suo, nella morte.
Come non lo è stato nella vita.
Si riappropria di tutto distruggendo, devastando, umiliando, mentendo, rubando, violentando, uccidendo ogni cosa.
E per la prima volta- che assurda ironia! - mette la Sua firma, sullo schifo.
Per cominciare.
Guarda oltre, da tempo.
Aspira all'oltre, da troppo troppo tempo.
E si fa un regalo: la morte di tutto ciò che Suo non è mai stato e mai sarà.







(Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Una delle prime citazioni note è nel film di Orson Welles Confidential Report (1955 – basato sul suo romanzo Mr. Arkadin). L’apologo è poi comparso, in varie forme, in un’infinità di libri, articoli, film e programmi televisivi (fra cui un episodio di Star Trek – Voyager e una serie di cartoni animati giapponesi). Ci sono alcuni libri (e alcuni siti web) dedicati all’argomento – che è citato in più di ottocentomila testi online.)

28 mag 2009

le crazy paradis burlesque

Le Crazy Paradis: non solo burlesque


di Attilio Reinhardt (25/05/2009 - 10:31)


Con un colpo di scena finale, il già corposo calendario burlesque di maggio si allunga ulteriormente con Le Crazy Paradis.

Il progetto di Raffaele De Ritis è particolarmente interessante; innanzitutto, per il fatto che il burlesque è solo un elemento dello spettacolo: l'obiettivo è, infatti, mettere in scena un folle cocktail con gli ingredienti dell'intrattenimento teatrale americano ed europeo del Novecento: vaudeville, music-hallcirco e, appunto,burlesque.

De Ritis, incredibile factotum del mondo dello spettacolo, forte di una esperienza ventennale nei templi del varietà internazionale, tra Crazy Horse e Cirque du Soleil, guarda al passato con affetto e competenza, e porta in scena qualcosa che sembra assolutamente nuovo, pur non inventando nulla (ed è questa la sua forza).

I punti di forza dello show sono tanti, tra cui spiccano i 10 formidabili artisti(Babette Blackjack, Elektra Van Der Smirnoff, Loulou La Tigresse, Tasty Champagne, Shirley Magnifique, Kitten Shanghai, Lenny Martini, Marcel Tordeaux, Signor Dimitri, Darush), ma anche la struttura del locale che ospita Le Crazy Paradis - il Wake Up di Pescara - che permette agli spettatori di stare seduti al tavolo, sorseggiando champagne, a pochissimi metri dal palco, con l'intimità quasi dimenticata del café-chantant.

Per ora le date previste sono solo due, quindi consigliamo a chi è nei paraggi di non perdere l'occasione. Com'è nostro uso, vi terremo informati sulle novità.

10 mag 2009

come andò a finire per le tettone!


Gran bretagna
La vittoria delle maggiorate:
niente sovrapprezzo sui reggiseni
Marcia indietro di un'importante catena di abbigliamento inglese dopo la battaglia di Beckie Williams

MILANO - Maggiorate «discriminate» all'attacco: con una mossa del tutto inconsueta, la britannica Beckie Williams si è battuta nei giorni scorsi contro il sovrapprezzo dei reggiseni per donne particolarmente formose. E un'importante catena d'abbigliamento ha dovuto fare marcia indietro.

IL PREZZO - La tematica era evidentemente troppo spinosa per Marks Spencer (M&S), nota catena di grandi magazzini inglesi: la prospettiva di dover assistere nel prossimo consiglio d'amministrazione ad una donna che dibatteva sulla grandezza delle coppe dei reggiseni avrebbe potuto rallegrare qualche azionista. Non però il presidente dell'azienda, Sir Stuart Rose. Dopo una campagna della giovane britannica contro il sovraprezzo sui reggiseni a partire dalla coppa DD, - 2 sterline di più (2.20 euro) rispetto a quelli di taglia inferiore - la catena ha ammesso l'errore e si è scusata pubblicamente: da questo fine settimana i reggiseni per le donne ben dotate non subiranno più alcuna variazione di prezzo rispetto alle taglie più piccole.

LA POLEMICA - Il dibattito nel paese non si è tuttavia placato. Paladina dei diritti delle maggiorate è la 26enne Beckie Williams di Brighton, in Inghilterra. La ragazza, «scandalizzata» e «ferita nell'orgoglio» per l'aumento del prezzo dei reggiseni, ha lanciato su Facebook il gruppo «Bust 4 Justice», che tradotto in italiano sarebbe «seno per la giustizia», ed ha raccolto fino ad ora più di 14.500 adesioni. Anche i tabloid britannici hanno sposato la sua campagna, raccontando dei molti problemi da cui sono colpite le maggiorate. Beckie Williams, infatti, non si era limitata a protestare davanti al direttore della filiale: ha comprato una piccola quota di azioni di M&S. E 3,40 sterline sono bastate per permetterle di sedersi al prossimo consiglio di amministrazione previsto a luglio. Per tutte loro era «inaccettabile» e oltremodo «discriminatorio» che le donne con una taglia di reggiseno sopra la norma, dovessero pagare di più. E non è sembrata neppure convincente la giustificazione dei responsabili della catena, secondo i quali le taglie di reggiseni maggiori richiedono più lavoro specializzato. «Ad una semplice cliente non danno ascolto, ma ad un'azionista probabilmente sì», ha spiegato Williams. «Per pantaloni più grandi non si deve neanche pagare di più», i commenti più frequenti delle attiviste nei vari forum. «Perché veniamo condannate per una cosa che ci ha dato madre natura?», si chiede un'altra in un post su Facebook. Ciò che fin da subito è apparso come un punto a sfavore della catena Marks Spencer, potrebbe, tuttavia, rivelarsi come un vero successo pubblicitario. Come atto di scusa, una sorta di risarcimento, la catena ha infatti lanciato un'offerta speciale su tutte le coppe superiori alla DD presenti sugli scaffali.

in ordine di apparizione...