12 lug 2009
Io e il mio amore
5 lug 2009
Ho bisogno del mio piano.
Tra me e lui c'è lo sporco di una intera notte.
Una notte durata cinque anni.
Una notte in cui la violenza ha vinto su ogni mio bisogno.
Una notte dentro la quale ho perso ogni speranza.
Ora, per salvarmi servirebbe un sorriso gentile
una carezza buona
una parola regalata
una lacrime ascoltata.
Ho bisogno del mio piano
Ma non posso raggiungerlo
E per la seconda volta
ho paura di morire.
Tre linee rosse.
Ed ho paura....come solo una volta nella vita.
Il tempo stringe.
Il fiato finisce.
La voce diventa opaca
tutto è vizio
rumore
vuoto e solitudine...
Ho bisogno di aiuto
ma nessuno lo sa.
Ho bisogno di aiuto
ma nessuno può aiutarmi.
Chi intrattiene
l'intrattenitrice?
...a i u t o .
2 lug 2009
27 giu 2009
parole ancora da udire...
25 giu 2009
una relazione
La regina delle ghiandole: affascinata dallo schifo

... Soddisfazione.
Incredibilmente la sensazione che Lei prova è... soddisfazione.
Si sta infliggendo il peggiore dei mali.
Si è trovata schiacciata contro il freddo vetro dell'indifferenza ed ha reagito.
Come lo scorpione della favola del vecchio Orson ha ucciso la rana che la traghettava verso un possibile futuro ("uno tra i tanti possibili" pensa ora Lei) Lei ha reagito. Secondo natura.
E rimane abbagliata, folgorata, illuminata dal totale schifo che prova.
Una voce amorevole Le ripete incessantemente da ore che piangerà - oddio se piangerà! - perchè ha ucciso il futuro (un possibile futuro).
E intanto in Lei regna sovrano lo sdegno, il violento peso del controllo, della diplomazia, della dialettica e la incredibile, assolutamente ipnotica, forza dello schifo.
Tutto è schifo.
Tutto è come Lei non accetterà mai più.
E tutto diventa Suo, nella morte.
Come non lo è stato nella vita.
Si riappropria di tutto distruggendo, devastando, umiliando, mentendo, rubando, violentando, uccidendo ogni cosa.
E per la prima volta- che assurda ironia! - mette la Sua firma, sullo schifo.
Per cominciare.
Guarda oltre, da tempo.
Aspira all'oltre, da troppo troppo tempo.
E si fa un regalo: la morte di tutto ciò che Suo non è mai stato e mai sarà.
(Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura”.
Una delle prime citazioni note è nel film di Orson Welles Confidential Report (1955 – basato sul suo romanzo Mr. Arkadin). L’apologo è poi comparso, in varie forme, in un’infinità di libri, articoli, film e programmi televisivi (fra cui un episodio di Star Trek – Voyager e una serie di cartoni animati giapponesi). Ci sono alcuni libri (e alcuni siti web) dedicati all’argomento – che è citato in più di ottocentomila testi online.)
11 giu 2009
28 mag 2009
Le Crazy Paradis: non solo burlesque
Con un colpo di scena finale, il già corposo calendario burlesque di maggio si allunga ulteriormente con Le Crazy Paradis.
Il progetto di Raffaele De Ritis è particolarmente interessante; innanzitutto, per il fatto che il burlesque è solo un elemento dello spettacolo: l'obiettivo è, infatti, mettere in scena un folle cocktail con gli ingredienti dell'intrattenimento teatrale americano ed europeo del Novecento: vaudeville, music-hall, circo e, appunto,burlesque.
De Ritis, incredibile factotum del mondo dello spettacolo, forte di una esperienza ventennale nei templi del varietà internazionale, tra Crazy Horse e Cirque du Soleil, guarda al passato con affetto e competenza, e porta in scena qualcosa che sembra assolutamente nuovo, pur non inventando nulla (ed è questa la sua forza).
I punti di forza dello show sono tanti, tra cui spiccano i 10 formidabili artisti(Babette Blackjack, Elektra Van Der Smirnoff, Loulou La Tigresse, Tasty Champagne, Shirley Magnifique, Kitten Shanghai, Lenny Martini, Marcel Tordeaux, Signor Dimitri, Darush), ma anche la struttura del locale che ospita Le Crazy Paradis - il Wake Up di Pescara - che permette agli spettatori di stare seduti al tavolo, sorseggiando champagne, a pochissimi metri dal palco, con l'intimità quasi dimenticata del café-chantant.
Per ora le date previste sono solo due, quindi consigliamo a chi è nei paraggi di non perdere l'occasione. Com'è nostro uso, vi terremo informati sulle novità.
10 mag 2009
come andò a finire per le tettone!
La vittoria delle maggiorate:
niente sovrapprezzo sui reggiseni
Marcia indietro di un'importante catena di abbigliamento inglese dopo la battaglia di Beckie Williams
MILANO - Maggiorate «discriminate» all'attacco: con una mossa del tutto inconsueta, la britannica Beckie Williams si è battuta nei giorni scorsi contro il sovrapprezzo dei reggiseni per donne particolarmente formose. E un'importante catena d'abbigliamento ha dovuto fare marcia indietro.
IL PREZZO - La tematica era evidentemente troppo spinosa per Marks Spencer (M&S), nota catena di grandi magazzini inglesi: la prospettiva di dover assistere nel prossimo consiglio d'amministrazione ad una donna che dibatteva sulla grandezza delle coppe dei reggiseni avrebbe potuto rallegrare qualche azionista. Non però il presidente dell'azienda, Sir Stuart Rose. Dopo una campagna della giovane britannica contro il sovraprezzo sui reggiseni a partire dalla coppa DD, - 2 sterline di più (2.20 euro) rispetto a quelli di taglia inferiore - la catena ha ammesso l'errore e si è scusata pubblicamente: da questo fine settimana i reggiseni per le donne ben dotate non subiranno più alcuna variazione di prezzo rispetto alle taglie più piccole.
LA POLEMICA - Il dibattito nel paese non si è tuttavia placato. Paladina dei diritti delle maggiorate è la 26enne Beckie Williams di Brighton, in Inghilterra. La ragazza, «scandalizzata» e «ferita nell'orgoglio» per l'aumento del prezzo dei reggiseni, ha lanciato su Facebook il gruppo «Bust 4 Justice», che tradotto in italiano sarebbe «seno per la giustizia», ed ha raccolto fino ad ora più di 14.500 adesioni. Anche i tabloid britannici hanno sposato la sua campagna, raccontando dei molti problemi da cui sono colpite le maggiorate. Beckie Williams, infatti, non si era limitata a protestare davanti al direttore della filiale: ha comprato una piccola quota di azioni di M&S. E 3,40 sterline sono bastate per permetterle di sedersi al prossimo consiglio di amministrazione previsto a luglio. Per tutte loro era «inaccettabile» e oltremodo «discriminatorio» che le donne con una taglia di reggiseno sopra la norma, dovessero pagare di più. E non è sembrata neppure convincente la giustificazione dei responsabili della catena, secondo i quali le taglie di reggiseni maggiori richiedono più lavoro specializzato. «Ad una semplice cliente non danno ascolto, ma ad un'azionista probabilmente sì», ha spiegato Williams. «Per pantaloni più grandi non si deve neanche pagare di più», i commenti più frequenti delle attiviste nei vari forum. «Perché veniamo condannate per una cosa che ci ha dato madre natura?», si chiede un'altra in un post su Facebook. Ciò che fin da subito è apparso come un punto a sfavore della catena Marks Spencer, potrebbe, tuttavia, rivelarsi come un vero successo pubblicitario. Come atto di scusa, una sorta di risarcimento, la catena ha infatti lanciato un'offerta speciale su tutte le coppe superiori alla DD presenti sugli scaffali.
19 apr 2009
13 apr 2009
Cartoline da l'Aquila

Entrare a L'Aquila non era difficile come dicevano.
Il Movimento Artisti Aquilani

Il Movimento Artisti Aquilani nasce autonomamente in questi giorni di tragedia dalla solidarietà di vari artisti e esperti in clown in corsia aquilani, in collaborazione ai clown giunti a l’Aquila da Roma con la protezione civile e insieme ad associazioni culturali amiche, vicine alle esperienze umane, sociali e artistiche aquilane.
Con il coordinamento iniziale dell’associazione “Brucaliffo” (dell’Aquila) e la collaborazione di esperti in clown-terapia, musicisti, attori, il movimento si prefigge lo scopo essenziale di portare un sorriso, un momento di evasione e di giochi ma anche di ascolto a tutti i bambini terremotati e momentaneamente sfollati, sia nelle tendopoli aquilane che negli alloggi offerti dalle province abruzzesi limitrofe.
Con il sostegno quindi delle realtà locali e culturali, e con l’autorizzazione dei comuni o della protezione civile di riferimento, i volontari del movimento si mettono a disposizione per tali interventi utilizzando il massimo della cautela e del rispetto nei confronti della tragedia subìta.
Fanno parte del movimento molti artisti e clown colpiti a loro volta direttamente dalla tragedia; loro per primi hanno deciso, quasi immediatamente dopo le prime scosse del 6 aprile, di reagire e cominciare a ricostruire a modo loro, con gli strumenti professionali ed artistici a disposizione.
Il movimento dedica le sue iniziative a tutte le vittime del terremoto.
Per il coordinamento, per dare una mano, per fare proposte o per richiesta di interventi nelle zone de L’Aquila potete contattare Sara Gagliarducci 3477153465, Cecilia Cruciani 3474808318.
Email: teatro.brucaliffo@gmail.co
Zone costiere teramane da Silvi a Giulianova, potete contattare il 340.6072621 (Margherita).
Zona costiera tra giulianova e pescara Marco Valeri 328 0822365.
10 apr 2009
Intanto a L'Aquila...
The show must go on...lo Spettacolo deve andare avanti...se non tutti, almeno uno, il peggiore.
Elvira, Caterina, Enrichetta...e tanti altri...

Sono almeno un migliaio, soprattutto anziani, quelli che non vogliono
lasciare le case
«Non ci spostiamo, ci sono i nostri gatti»
Le ultime due donne della città distrutta
Elvira e Caterina, madre e figlia, due delle irriducibili che non
vogliono andarsene: la nostra vita è qui
Da uno dei nostri inviati MARCO IMARISIO
L’AQUILA—«Chi, io? Ma non è vero. Cioè, insomma. Diciamo che sono
salita solo per dare da mangiare ai gatti, prendere le medicine di
mamma, la mozzarella e la Simmenthal dal frigo, lo zucchero dal
ripiano, qualche vestito dall’armadio, innaffiare le piante, già che
c’ero mi sono lavata, poi sono scesa qui sotto. Tutto di fretta, si
capisce». Il finanziere con il casco da minatore scuote la testa,
sconsolato. Allarga le braccia e torna sui suoi passi. Davanti alla
faccia da monella di Caterina l’unica cosa da fare è arrendersi.
Ogni mattina le chiedono di andare in tenda, lei e sua madre Elvira.
La risposta non cambia, non cambierà. «Grazie, ma non vogliamo
allontanarci. Se esci non rientri, lo dice anche un proverbio
abruzzese. E poi senza sistemazione per Leone, Coccolino, Fuffetto,
Miciotto e Tarchiatello, i nostri gatti, non possiamo muoverci.
Gradisce un caffè?». Sono rimaste. Gli unici due esseri umani che
ancora vivono nel centro di L’Aquila, due chilometri quadrati di
macerie e rovine, che loro guardano dall’alto di piazza San
Bernardino, il punto più alto della città vecchia. Tutti gli altri
sono stati sfollati. Elvira e Caterina Marzoli non ne hanno neppure
parlato. Non è stata una decisione, ma un gesto naturale e necessario,
come respirare. Rimaniamo qui. La casa che si affaccia sulla scalinata
di San Bernardino, l’appartamento al piano terra, le cornici con le
foto di Piero, marito e papà amatissimo, le finestre affacciate sulla
basilica, i loro gatti, il cane Chicco, trovato sette anni fa nella
piazza su cui da 45 anni si dipana la loro esistenza. Le loro radici,
i loro oggetti. Quello per cui sentono valga la pena di vivere.
Madre e figlia si guardano con tenerezza, quasi a confessare una
marachella. Tecnicamente sono inattaccabili. La casa è diventata una
dépendance dalla quale si entra e si esce, loro «abitano » il gazebo
di legno del bar di fronte alla basilica a dieci metri dal portone. Il
proprietario ha lasciato le chiavi del bagno e al mattino passa per
fare il caffè. Dormono nella Panda grigia parcheggiata sotto casa, a
distanza di sicurezza. Quando ce n’è bisogno, Caterina sale in casa.
Non hanno bisogno di altro, di nessuno. Si fanno compagnia, si
bastano. Elvira si muove con fatica, due ernie all’anca non operabili,
ha 82 anni e uno sguardo pieno di tenerezza. Ancora si commuove nel
ricordare il suo Piero, che faceva il portiere di notte al Gran
Panorama, un albergo che non c’è più. Se n’è andato nel 1992, tradito
da un male incurabile. Riesce a mettersi in piedi reggendosi su un
bastone, poi lo solleva per disegnare un cerchio intorno alla piazza.
«Mio padre era il barbiere di via Roma, abitavamo sopra al negozio. In
quella strada ho conosciuto mio marito. Ci siamo sposati nella chiesa
di San Pietro, a metà della via, dove sono stata battezzata,
comunicata e cresimata, e poi ho battezzato e cresimato Caterina.
Quarantacinque anni fa ci siamo trasferiti in questa casa, a cento
metri da quella dove vivevo prima. Ho sempre fatto la sarta per la
gente del quartiere. Non mi sono mai allontanata. Dove vuole che vada,
adesso, alla mia età?».
Gli abruzzesi hanno un rapporto forte con le loro case, con la «roba»
che ci sta dentro, considerata il riassunto di una vita. «Volontà
ferma, persistenza e resistenza», incarnate nell’amore per la propria
abitazione. Benedetto Croce considerava questo attaccamento come una
conseguenza dell’emigrazione, di una vita stentata che rendeva ancora
più necessario e idealizzato il sogno di un nido a cui ritornare. È un
tratto distintivo antico e bellissimo, ma oggi è soprattutto un
problema, uno strazio ulteriore. Secondo la Croce rossa, nei piccoli
paesi intorno a L’Aquila ci sono almeno un migliaio di persone, in
prevalenza anziani, che non vogliono abbandonare la loro dimora.
Alcuni si sono accampati davanti alle macerie, per vegliarle.
A San Pio delle Camere, Enrichetta, 86 anni, ha preso a bastonate i
volontari della Protezione civile. Cercavano di farla uscire da una
casa con una parete crollata per metà. «Se ne occupi la forza
pubblica», hanno detto siglando la resa. Ce ne sono tante di storie
come queste, piccole ribellioni che sembrano incoscienza ma
rappresentano anche un tentativo di sopravvivenza. Quassù in piazza
San Bernardino, la famiglia Marzoli si prepara per la notte. Nel
gazebo adibito a salotto c’è anche la televisione. Elvira lo ha visto
al tg, che via Roma e la chiesa di San Pietro sono state cancellate,
solo detriti e calcinacci. Ma non è vero che il suo mondo è stato
cancellato, il suo mondo vive negli oggetti che stipano questo
appartamento, anche nelle sue mura umide. Una parete è crepata,
l’armadio con i vestiti ha attraversato la stanza da letto per
schiantarsi sulla parete opposta. Caterina è nata nel giugno del 1958,
durante l’ennesimo terremoto che ha colpito L’Aquila. «Abbiamo paura,
certo. Martedì si sono spaventati anche i gatti, non hanno toccato le
ciotole. Adesso gli do il latte. Ma faccio presto, prometto». Dopo
cinque minuti, esce dal portone tenendo in mano un libro di Forattini
e i ferri da uncinetto per la copertina che sta facendo per la figlia
di una sua amica. «Così faccio passare il tempo». E il suo sorriso non
sembra un segno di incoscienza, ma di speranza.
Marco Imarisio
09 aprile 2009
Rodolfo
La basilica di Collemaggio é crollata, con San Bernardino, il Teatro, la Stazione e chissà quante case, ieri notte ancora 90 scosse, dicono che potrebbe continuare per 5 o 6 mesi. S. Maria di Collemaggio nella mia città L’Aquila é qualcosa di speciale, quanti libri scritti per essa: di arte, architettura, geometria sacra, religione, storia... Il fine di un’Era, cominciata nell’anno 1000: in questa chiesa stava la Porta Santa o del Perdono, che si apriva il 28 agosto quando pellegrini di tutto il mondo la attraversavano affinché i loro peccati fossero perdonati, a seguito di una Bolla, un’ordinanza di Papa Celestino V che nel 1192, contro tutta la Chiesa (che all’epoca vendeva il perdono) dette così un’occasione anche ai poveri di accedere al paradiso… Le spoglie di Celestino sono irraggiungibili come potete vedere nella foto, sepolto infine. Questa storia potrebbe farci ridere, io in 52 anni in questa città non ho mai attraversato la porta santa… il fatto è un altro, è che si tratta di un luogo di Potere, uno dei chakra della Terra. E questi chakra si muovono, cambiano, la Terra si sveglia, si muove, si scrolla di dosso un’umanità ipnotizzata che ha incentrato tutta la vita intorno ai soldi, ai beni materiali, sfruttando umani, animali, piante e la stessa terra, distruggendo la natura, inquinando, trattando molto male… Altra caratteristica della compianta città de L’Aquila era quella di avere la più alta percentuale di depositi bancari di tutta l’Italia. Energia congelata, i soldi sono energia congelata. E tutta quest’energia accumulata bloccata scoppia, è un fenomeno fisico. Un altro importante chakra della Terra quello di Wall Street è caduto, dapprima l’11 settembre e poi nel 2008 per davvero col tracollo finanziario di un’economia basata sul bluff e sull’imbroglio. Non c’è marcia indietro a questo. Il mondo già è cambiato, non c’è marcia indietro, i governanti e la gente che vorrebbero mantenere in piedi, ricominciare colla stessa minestra, son quelli che opponendosi a questo flusso di cambio, che viene dalla Terra e dal Cielo, resistendo a quello che la Terra ci impone (grazie Madre) illudendosi di bloccare quest’energia immane, non fanno altro che essa si scarichi in distruzioni, dolore, Morte. Noi come esseri umani in cammino per la Libertà dobbiamo proporre qualcosa di diverso, anzi già non si tratta più di proporlo, si tratta di viverlo, praticarlo, senza aspettar nessun governo: vivere di solidarietà e non di competizione, dando assegni in bianco di affetto, inventando sempre nuove maniere di scambiarci il nostro lavoro che non sia con l’unico scopo di ammucchiare soldi di carta, ritornare ai valori veri, che nessun terremoto può distruggere: amicizia, intento, armonia, ricerca della libertà, creazione, evoluzione… non c’è n’è altra, non c’è più tempo per le stronzate. La gente si aiuta: si ospita, si condivide il cibo, la doccia, l’acqua, tutto: così ci insegnano i sopravviventi dell’Aquila. Solo questo è il mondo che vogliamo ricostruire! Tutti vi cercheranno soldi, in buona fede mia figlia mi ha mandato una petizione da firmare perché i soldi del super enalotto vadano alla ricostruzione. ATTENTI! Ricostruire che? La stessa cosa? Un nuovo business si affaccia alla portata dei soliti noti: quello della ricostruzione, si fanno le guerre per poi fare le ricostruzioni! No, alla gente si ricostruiscano case nuove, antisismiche, in un altro posto un nuova città lí vicino, patrimonio dell’Umanità, secondo i più moderni ed avanzati criteri di architettura ecologica compatibile armonica, i migliori architetti urbanisti si prodigheranno per darci una città del mondo nuovo, un’AQUILA CHE VOLI, e non quella gabbia di aquile sofferenti davanti la piscina comunale che tutti gli aquilani della mia età ricordano. E della compianta città della mia infanzia ed adolescenza se ne faccia un sito archeologico importante, come Pompei, Teothiuacan, la valle della Sfinge, un monito per lo sciame umano a non cadere negli stessi errori, a non accumulare, bloccare… Questo il messaggio che viene da lì: insieme colle lacrime, l’intento di evolverci trasformarci accettare amare amarsi, il sogno del serpente piumato, il sogno di unire la nostra radice terrena col nostro destino stellare di Libertá. Every night and every morn To their ruins some are born Every morn and every night Some are born to sweet delight Some are born to sweet delight Some are born to endless night (William Blake) Ogni notte ed ogni mattina Nascono alcuni alla rovina Ogni mattina ed ogni volta che vai a letto Nascono alcuni al soave diletto Nascono alcuni al soave diletto Nascono alcuni ad infinita notte (William Blake) Un abbraccio da Messico, Anahuac, il paese delle Aquile, Rodolfo de Matteis Per chi abbia voglia di leggere ancora al riguardo allego un mio racconto di fantascienza humor scritto il 18 luglio 2008, prima del terremoto e prima che uscisse il film con Nicholas Cage (“Knowing” non so come si chiami in italiano) scritto come contributo al dibattito interno alla redazione della rivista ArmOn che sta uscendo a Pescara, Abruzzo.
Una notte insonne
9 apr 2009
85 km a nord est di roma...
Il sisma, di magnitudo 6,7 Richter, è stato avvertito nettamente a Roma e all'Aquila
Il sisma a circa 85 chilometri a Nordest della capitale
Fortissima scossa di terremoto
l'epicentro tra Lazio e Abruzzo
Nel capoluogo abruzzese crolli ed edifici gravemente lesionati
5 apr 2009
Sua Maestà La Divina Ipofisi
1 apr 2009
pensieri importanti e appunti per una nuova vita

Io penso che bisognerebbe restistere ogni giorno un pò di meno.
se a qualcosa serve crescere.
e che forse bisognerebbe esser migliori nel coraggio
che spesso per far poco rumore uno si dimentica di averne...di averne tanto.
Trovo affascinante contraddirmi,
per il solo gusto di vedere come me la cavo poi...
quando alla fine mi ritrovo con in mano delle certezze - che sì lo so - chi me le dà
in fondo a me le certezze, è che non voglio ascoltare- sì sì ho capito sono tutti bravi
puliti e gentili in fondo - sì sì d'accordo chiedo scusa se ho dubitato di te -
eppure...
20 mar 2009
Nuova Apertura
7 feb 2009
26 gen 2009
come d'incanto

in ritardo rientro in classifica tra i visionari di film (ormai) d'epoca...
12 gen 2009
B di botulino...
Doveroso Omaggio
Il 17 gennaio del '29 un personaggio orbo e sdentato ma con due avambracci portentosi
apparve con un ruolo minore nella striscia "The Thimble Theater" di Elzie Crisler SegarBraccio di ferro il marinaio
Ottant'anni di spinaciPochi mesi dopo l'esordio, grazie alle pressanti richieste dei lettori
Popey assunse il ruolo di protagonista. Storia di un outsider del fumetto
di LUCA RAFFAELLI
Lo trova (tutto) in un solo marinaio dal naso lunghissimo, sdentato e senza un occhio, mingherlino ma con due avambracci portentosi e tatuati con un'ancora ciascuno, con la pipa quasi sempre in bocca e un linguaggio da semianalfabeta. Nessuno avrebbe mai disegnato così un personaggio destinato a diventare una star. A Castor che gli chiede se fosse un marinaio, lui risponde (nella magnifica traduzione di Luciano Guidobaldi): "Che ti credi che ero un cowboy?".
Da quel giorno e fino al 25 giugno, Popeye accompagna Castor, Olive e Ham Gravy (il primo fidanzato di Olive) in un'avventura sgangheratamente poetica, scritta e disegnata dall'allora trentacinquenne Elzie Crisler Segar seguendo il corso delle proprie invenzioni (sedici anni prima lo stile di Segar non era affatto piaciuto a Chaplin, che aveva fatto chiudere la striscia, da lui realizzata, su Charlot).
In quest'avventura Popeye, dopo essersi rivelato scontroso, coraggioso e fortissimo, si ritrova sedici pallottole in corpo. Sedici ferite invisibili (non c'è traccia di sangue) per le quali il marinaio chiede di essere lasciato morire sul ponte della nave. Quattro giorni dopo, come se niente fosse, partecipa alla striscia che festeggia il ritorno dei personaggi a casa.
Nelle strisce successive del Thimble Theatre di Popeye non si ha più traccia. Segar probabilmente lo avrebbe fatto scomparire come tanti altri suoi personaggi, semplici comparse nel suo teatrino disegnato. Ma ai lettori dei quotidiani di Hearst quel personaggio era entrato nel cuore. Le redazioni ricevettero migliaia di lettere per rivederlo. Forse proprio perché Braccio non aveva nessuna presunzione ("Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono" è il suo motto), forse perché dietro la sua scorza selvaggia nascondeva una sincera, selvaggia saggezza.
Insomma, ai primi d'agosto riecco Castor sulle banchine del porto alla ricerca di Popeye, da allora protagonista assoluto della striscia. Con lui Segar continua a raccontare storie avventurose e bizzarre in un'America fantastica e senza leggi, dominata dalle paure e dai fantasmi della crisi, che Popeye combatte con un atteggiamento rilassato e disincantato. E qui arriviamo alla seconda parte della storia.
Nel 1933 Max Fleischer, produttore di cartoni animati, realizza un cortometraggio per verificare la riuscita di Popeye sullo schermo. Lo fa senza la collaborazione di Segar. Già in questo primo film, ovviamente in bianco e nero, c'è tutto quello che avrebbe dato al personaggio la grande popolarità cinematografica: il motivetto "I'm Popeye the sailor man", con le due note suonate con la pipa, la simpatia e la forza di Braccio (che a un certo punto tira su la camicia di marinaio e mostra un corpetto da donna), la corte con Olivia e la lotta con Bluto a suon di spettacolari cazzotti, il gran finale con la scatola di spinaci (e, prima, la partecipazione straordinaria di Betty Boop che si esibisce in un balletto con il marinaio, con i seni coperti da una collana di perle).
L'avventura lineare alla Mark Twain di Segar diventa con Fleischer un efficace gioco di ripetizioni. Bluto (da noi Bruto), che nei fumetti è solo un personaggio tra i tanti, nei cartoni viene eletto avversario fisso di Popeye. E poi ci sono gli spinaci, mai apparsi nei fumetti di Segar come elemento fondamentale per la sua vittoria finale. Nelle strisce di Segar, Popeye dichiara occasionalmente di aver ottenuto la sua forza micidiale osservando una dieta vegetariana a base di spinaci. E sono in molti a sostenere (e non è un azzardo) che l'autore abbia utilizzato la parola spinach per riferirsi alla marijuana, come si faceva in certo slang dell'epoca.
Ma ritorniamo alla rivincita di Cenerentola. Nel mondo del cartone animato americano la scuola dei Fleischer, con sede a New York, era di serie B rispetto a quella californiana. Tra Hollywood e Burbank c'erano gli studi della Warner e dell'Mgm, e soprattutto Walt Disney, che non vuol dire solo Mickey Mouse. Disney dall'inizio degli anni Trenta porta avanti i suoi studi sull'animazione realistica, fondamentali per realizzare nel 1937 il primo lungometraggio animato, Biancaneve e i sette nani.
Roy Disney, fratello di Walt, spesso attende all'uscita dello studio Fleischer gli animatori, per offrir loro sull'altra costa un impiego al doppio di quanto prendono a Broadway. Poi l'ottimismo creativo del topo disneyano impazza in quegli anni di crisi e vanno a ruba tutti gli oggetti con le sue orecchie sopra. Eppure, Popeye la Cenerentola nel 1935 viene dichiarato il personaggio più simpatico in un sondaggio tra i bambini americani. Più di Topolino. E, poco tempo dopo, lo stesso dicono anche i gestori dei cinema, e sembra quasi un'eresia. Incredibile.
La popolarità e la fortuna di Popeye durano ancora oggi, nonostante la morte di Segar a soli quarantaquattro anni, nonostante una gestione del personaggio assai meno attenta di quella di Topolino, nonostante il fallimento di Fleischer quando cercò di copiare lo stile Disney, nonostante l'incapacità dei tanti autori che ne hanno ripreso i fumetti (anche certi bravi italiani) di avvicinarsi all'originaria poesia di Segar.
E anche nonostante quello che è forse il più brutto film di Robert Altman, realizzato nel 1980 cercando con Robin Williams di dare vita a un personaggio a metà tra fumetto e cartone. Ora, a ottant'anni dall'esordio del personaggio e a settanta dalla morte del suo autore (settantuno, per la precisione), Popeye in Europa è un personaggio libero dai diritti. A chiunque voglia approfittarne serva da monito quanto disse il suo autore: "Popeye per me è una persona molto seria. Il divertimento di Popeye sta proprio nel vedere una persona seria che fa qualcosa di buffo".
5 gen 2009
picking up the pieces
Il problema è
| Titolo originale: | Picking up the Pieces |
| Nazione: | Usa |
| Anno: | 2000 |
| Genere: | Commedia |
| Durata: | 93' |
| Regia: | Alfonso Arau |
| Cast: | Woody Allen, David Schwimmer, Maria Grazia Cucinotta, Kiefer Sutherland, Fran Drescher, Sharon Stone, Lou Diamond Phillips, Cheech Marin. |
27 dic 2008
AMEN
Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo».






