30 dic 2009
3 dic 2009
I vestiti nuovi dell'Imperatore....
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E' che a guardarlo bene non sembrava poi diverso solo meno ricco,
quello strano uomo che camminava al mio fianco.
La barba era la stessa, perfino i vestiti, i colori, la postura
aveva tutta l'aria d'essere il mio amore di sempre
con tutte le parole che amava, quelle che lo annoiavano e gli stessi suoni vivaci un pò stonati che
adorava intonare per dare un senso ai suoi discorsi
era assolutamente lui!
solo scaldava di meno...
ed era strano che fossi io a pensarlo perchè era lui che diceva di amarmi meno
di non amarmi più, proprio non perdeva occasione per dimostrarlo
ma che poi spiegatele va! queste assurde vicende del cuore che si sforza sempre di più
quando meno gli interessa.
Me lo tenevo vicino certa che sì, in fondo, poteva essere solo lui, quello che avevo imparato
a sognare
ma avevo dimenticato un verso, nascosto in un cassetto, che me lo spiegava bene quello strano senso di nudità vergognosa che avevo davanti
era un verso lontano, proprio preciso per me, che un giorno avevo ritagliato.
diceva qualcosa sull'amore che muore proprio quando cominci a difenderlo da se stesso
diceva qualcosa a proposito degli abiti nuovi di un ragazzino immaturo convinto d'essere un imperatore
diceva qualcosa a proposito di chi si parla addosso e si descrive male
e di chi è convinto che nella vita si possa cambiare solo pensando a sè
mi parlava degli uomini e delle donne
e mi parlava, poi, di me.
Sussurrava al diverso che in me resiste che, alla fine di tutto, lui avrebbe continuato a resistere
e che questa era in fondo l'ultima vita in cui dare aiuto al prossimo.
"il re è nudo!"
2 dic 2009
30 nov 2009
26 nov 2009
Contributo alla statistica
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SU CENTO PERSONE:
Che ne sanno sempre più degli altri - cinquantadue;
Insicuri ad ogni passo - quasi tutti gli altri;
Pronti ad aiutare, purché la cosa non duri molto - ben quarantanove;
Buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti - quattro, beh, forse cinque;
Propensi ad ammirare senza invidia - diciotto;
Viventi con la continua paura di qualcuno o qualcosa - settantasei;
Dotati per la felicità - al massimo poco più di venti;
Innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla - di sicuro più della metà;
Crudeli,
se costretti dalle circostanze- è meglio non saperlo neppure approssimativamente;
Quelli col senno di poi - non molti di più di quelli col senno di prima;
Che dalla vita prendono solo - quaranta, anche se vorrei sbagliarmi;
Ripiegati, dolenti e senza torcia nel buio - ottantatrè prima o poi;
Degni di compassione - novantanove;
Mortali - cento su cento.
Numero al momento invariato.
21 nov 2009
Debutto dei sensi
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Sentiamoci per l’aperitivo:
Cibo&Eros
Recital Mangiato per 3 Attori
(…e 1 Chef)
“Lo ammetto : mentre lui cucinava io mentalmente lo spogliavo. Quando il mio anfitrione accese le braci della griglia e con una crudele coltellata tranciò a metà un cadavere di pollo, sentii un misto di timore vegetariano e di primitiva fascinazione….E quando staccò dalla parete una sorta di scimitarra e con quattro passi da samurai tramutò dell'insignificante lattuga in una vigorosa insalata, le ginocchia mi tremarono e la testa mi si riempì di immagini oscene. Mi capita ancora abbastanza spesso. E ciò ha mantenuto la nostra relazione perfettamente al dente.”
“…L’uso sapiente di erbe e spezie è andato perdendosi e oggi aggiungiamo prezzemolo all'insalata e zafferano al riso senza sospettarne le segrete proprietà. Perchè le erbe e le spezie facciano effetto se ne raccomanda un uso frequente; è da ingenui pretendere che alla prima spolverata di cannella sulla torta di mele la libido si impenni.”
“Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l'amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavoro in sospeso o per virtù puritana. Passeggiando per i giardini della memoria, scopro che i miei ricordi sono associati ai sensi.”
(Afrodita, Isabel Allende)
Menù #1
· Ratatouille
· Riso allo zafferano
· Insalata di sedano
· Filetto alla bell’Epoque
· Riso al latte
Il Progetto:
“Siate moderni: venerate il cibo” esorta la copertina del “The Official Foodie Handbook”, vademecum di un culto diffuso e spudorato per una voracità insaziabile.
A questo principio si ispira il progetto “Sentiamoci per l’aperitivo”.
Spettacolo che alterna momenti recitati e di intrattenimento
alle portate abbinate al tema della serata.
Tre attori raccontano attraverso aneddoti e documenti della tradizione culinaria mondiale storie d’amore ed eros.
Un viaggio dei sensi tra le memorie e le parole di grandi autori.
Testi di riferimento:
Afrodita di Isabel Allende
La donna Pomodoro di Angela Carter
Sinfonia Gastronomica di Roberto Iovino
Chi siamo:
Ilaria Cappelluti, Andrea Ginestra e Francesca Persico, dopo il debutto nello spettacolo “Le crazy paradis burlesque”, decidono di sperimentare nuove forme di mise en espace e recital in luoghi alternativi al teatro, sfruttando la loro differente formazione artistica.
Danno così vita ad una serie di letture ed esibizioni che hanno come comune denominatore due fattori principali:l’originalità dei temi trattati e il rapporto sempre più stretto tra attore e spettatore, alla ricerca di contaminazioni sempre maggiori tra il teatro di parola, la pantomima e l’intrattenimento.
6 nov 2009
Diari, segreti e perversioni
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(A tutti gli uomini che dicono milioni di volte "ti amo"
e nemmeno una volta "scusa")

Come va:
ce n'è uno che ti vuole e a te non dispiace, ti tratta bene, è gentile.
è ovunque comunque dovunque per te. e tu che non lo sapevi bene se ti
piaceva o no ti scordi completamente dei tuoi dubbi e ci stai.
nel tempo lui alle volte si distrae e tu pensi che è normale in fondo
nel tempo lui alle volte ha paura e tu sai che è tuo il peccato originale di non esserti fatta folgorare e quindi lo rassicuri, dovunque comunque e sempre
nel tempo lui sbaglia e poi chiede scusa
ma tu continui a trascinarti dietro quel vago sentore di colpa
da espiare e mandi giù a fatica il primo dei dubbi
che avevi dimenticato con tanta leggerezza poco prima
nel tempo lui continua a sbagliare e si disabitua a chiedere scusa
e tu cominci a pensare, ma solo col cervello, che se un reato c'era
ormai sarà andato in proscrizione e che comunque tu hai pagato
e che forse c'è altro che non va ma il corpo e il pensiero vanno in automatico
hanno imparato le carezze e le parole e non sanno che altra lingua parlare
nel tempo lui sbaglia, non chiede scusa, se ne frega, ti usa violenza, malmena il tuo amore
e rinnega quel che lui per primo ha voluto creare
e tu cominci a convincerti fin nelle viscere che la cosa non va e non andrà più
non sulle tue ossa almeno,
tanto lui non potrebbe nemmeno accorgersene da dove si trova ormai.
Come vorresti che andasse:
C'è uno che ti vuole e a te non dispiace
e te lo prendi
così senza pensarci troppo
e magari con un pò di fortuna vi prende bene e la cosa continua o forse no
meglio intanto però provare
vedere che succede
senza stare tanto a parlarne
semplicemente potendo contare sulle sue e sulle tue di forze
sulla tua buona fede e sulla sua
sulla tua devozione e sulla sua
che non genera mai, se adoperata con scrupolo,
traumi irrimediabili o violenze verbali,
nella peggiore delle ipotesi genera delusione
ma è raro
di solito genera gratitudine comunque vada
ci vuole cura, tanta cura
capacità di difendere di prevedere ogni deviazione di prevenire le paure dell'altro
di comprenderle prima che si facciano fisiche
prima che lo feriscano, prima che si ferisca da solo magari
prima
voglia di parlare sempre
di non sottrarsi mai
di esserci al di là della logicità di cosa è giusto o sbagliato
volontà e forza
un pò di sano ottimismo, onestà intellettuale
e generosità, nessuna diplomazia
solo sostanza
Come nessuno vuole sentire che va:
L'unica cosa di cui ho davvero bisogno è il sesso
una parola gentile ogni tanto
e nessuna dipendenza.
il resto fila via tranquillo tra i miei capelli e le mie dita.
ho fame di baci tenerissimi che mi arrivano senza essermeli "meritati"
e voglia infinita di sciogliermi in abbracci nudi di pensieri
la sensazione di un brivido senza nome sulla pelle calda e liscia
odori privati che mi tengono stretta alla vita la paura di cadere
gambe nervose che cercano appigli
e mani esperte senza pudori che raccattano dagli anfratti una me che non conosco ancora
peli aggrovigliati e denti che sbattono
voci che sussurrano "muoviti adesso"
e un sorriso che mi spunta tra i capelli intrecciati
aria sottile tra i corpi e gli occhi aperti di volta in volta su nuove possibilità
voglio sudarmi la scoperta in ogni istante
la libertà di muovermi come preferisco o di essere costretta a star ferma
lo scomodo delle braccia e la perenne sete delle labbra
il buio dietro gli zigomi perfetti quando sei appoggiata nell'incavo del braccio che
appartiene loro
e le risate perfette di una battuta leggera appena dopo
dimenticate asciugamano da prendere per pulirsi
precauzioni
e parole d'amore
questa è l'unica storia che esiste.
Titolo Originale: Diario di una ninfomane
Regia: Christian Molina
Anno: 2008
Durata: 93'
Cast: Belén Fabra, Geraldine Chaplin
Valerie - Diario di una Ninfomane
Talvolta, ma solo talvolta dico, capita di attendere che quell'uomo capisca
e talvolta, ma sottolinea talvolta, capita che quell'uomo capisce davvero
e allora talvolta, ma proprio di tanto in tanto, si è altro da tutti.
5 nov 2009
Vicini Vicini! (Closer)
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Il Romanticissimo parla da ore.
Alle volte sembra voler respirare ma non ce la fa davvero.
Ha bisogno di vivisezionare il nostro silenzioso gruppo.
Molti dei suoi compari fanno cenni plateali per parlare
ma lui si sente un leader
e non accenna a smettere.
"...voi non avete idea di cosa sia l'amore.
L'amore ti prende sangue e anima
stomaco cuore
vivi solo per una persona
e cerchi con lei la perfezione
la condivisione assoluta
la presenza costante
la perfetta intesa
complicità e trasparenza..."
Qualcuno dalle mie parti,
stanco di questo comizio insostenibile bisbiglia sarcastico
"seee fatti un cane allora"
altri lo seguono a ruota
"ma dove vive questo!?!" "trasparenza? ma che è!? uno spot di una banca?"
"dai fatelo sfogare, non sentite che stress ha addosso??"
Io resto zitto ma comincio a sentir caldo sulle spalle.
"...Potete sfottermi quanto volete.
il problema è che voi non potete nemmeno immaginare
quanto alto è l'amore di cui parlo,
quanto perfetto, assolutamente prezioso e sincero sia l'amore di cui sono capaci quelli come noi.
Compromesso? Mai.
Veleno inventato da gente come voi, povera di coraggio, incostante, priva di sogni.
Voi siete quelli che stanno zitti e vivono nell'ombra,
quelli che amano col cervello
con la volgarità dei calcoli
delle bugie
e della vigliaccheria..."
E' troppo.
Il più anziano di noi si alza
e comincia.
"Ragazzo, tu non capisci niente dell'amore.
Due sole cose conosci dell'amore,
il suo inizio e la sua fine.
E te li bruci entrambi nei ricordi, nei sentimenti e nelle azioni
come fossero una sigaretta da fumare in fretta prima di
iniziare a lavorare.
Vuoi l'amore perfetto?
E dove credi di poterlo trovare?
E una volta trovato come credi di riuscire a meritarlo?
(magari sei così ingenuo da pensare di essertelo guadagnato per il solo fatto di averlo cercato)
E dimmi? come fa un amore ad essere perfetto?
Esiste una creatura perfetta su questa terra?
Prima che tu mi risponda che "Sì, ne esiste una e soltanto una perfetta per te che ti aspetta
e ti cerca e da qualche parte ti sta sognando come tu sogni lei"
lascia che ti dica una cosa.
il miele agre dei vostri ideali rovina tutto ciò che agli umani è dato di chiamare amore.
Trascinereste nel ridicolo anche la più solida delle unioni
per il solo gusto di ricordare a voi stessi e al malcapitato altro da voi
che voi aspirate a "meglio".
Cercate l'amore perfetto
ma di fatto collezionate solo rapporti finiti in partenza,
le vostre storie partono con il massimo voto
e sono destinate solo a scendere via via nella graduatoria della perfezione
fino a spegnersi per sfinimento.
Nevrotici dell'amore, teatranti drammatici un pò tromboni
dei sentimenti
Se vi incontrate tra voi vi amate e lasciate senza senso,
troppo presi dalla forma di quel che fate che dalla sostanza
e poi vi raccontate come eroi.
Quando avete a che fare con uno di noi
gridate "all'assassinio" ogni minuto
salvo somministrarci ogni giorno il dolciastro latte della vostra perenne insoddisfazione.
Ragazzo, tu non sai cos'è l'amore proprio perchè non sai cos'è il
compromesso.
Ma va bene così.
Corri incontro alla tua donna, poi fuggi via da lei,
giurale amore e poi buttala via perchè indegna del tuo perfetto sentire
grida e piangi o rannicchiati in un posto silenzioso chiuso nell'offesa di non essere compreso.
Metti su scene drammatiche, silenzi ostinati o discorsi insostenibilmente cerebrali ,
cerca il brivido eterno e vivi la tua storia
senza domandarti mai quanto potrebbe essere affascinante averne una, di storia, a due.
e che nessuno di voi dica che
non vi avevamo avvertito.
Io, non sono mai stata avventata
ma sento il bisogno di dire la mia
e così colgo una pausa perfetta
tra la fine dell'anziano capo del mio gruppo
e l'esitazione imbarazzata (ed imbarazzante)
del Romanticissimo per alzarmi schiarirmi la voce
e dire
"per ulteriori chiarimenti ti consiglio questo film...
Titolo Originale: Closer
Regia: Mike Nichols
Cast: Jude Law, Julia Roberts, Clive Owen, Natalie Portman
Anno: 2004
Durata: 104 '
Musiche: Steven Patrick Morrissey + AA. VV.
CLOSER
e basta co ste cazzate!!!"
4 nov 2009
p.s.
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RadioVisionati
Io e le mie pessime idee.
La prima è quella di non considerare mai un titolo come elemento per scegliere un film (anche perchè con quel che fanno ai titoli quando li traducono in italiano...)
La seconda è quella di volere ostinatamente arrivare fino alla fine anche quando davvero la puzza di polpettone inutile mi sta nauseando ed è molto più che un intuizione
La terza è poi la più sciocca....quella di non rinunciare ad un micro articoletto anche sui microfilm...ma vabbè io sono una micropresenza nel mondo della critica (dio che brutto mondo!) quindi chissenefrega e partiamo...!
P.S. I Love you.
No, non è una dichiarazione purtroppo, tutto sommato poi se lo fosse non condividerei questa triste sdrucita forma di romanticismo postnucleare che mi confina la cosa più importante dopo tutte le milioni di minchiate che posso aver detto.
Addirittura dietro un post scriptum....orrore!!! come diceva la mia insegnante di italiano.
A meno che non avessi scritto con l'intento di stupire, ma stupire davvero e comunque sarebbe una scemenza, la sola parola "ti amo" riempie ogni spazio possibile.
Si sente? sì, va bene lo ammetto...sono irrecuperabilmente innamorata, scioccamente, preoccupata come tutti gli innamorati, spaventata all'idea della separazione
che può avvenire sempre e comunque, che arriva quando meno te lo aspetti
che ti colpisce come una grandine feroce sulla testa, ti tramortisce e ti lacia sospesa tra
il nulla che hai davanti agli occhi e il tutto che ancora ti scorre in corpo.
Sì sono molto innamorata, profondamente, assurdamente, completamente presa.
E non mi pento mai di nulla come tutti gli innamorati, dei tradimenti e delle bugie
delle corse e delle litigate, delle parolacce degli urli e degli urti di tutto questo assurdo
violento passionale incredibile amore.
Sì sono assolutamente una donna innamorata e non avrei mai la forza e il coraggio
di mettere in coda di pagina il mio amore che è un animale bizzarro, sanguinario e feroce,
spietato e sincero, con le sue contraddizioni le sue ombre e tutto il suo irrefrenabile
essere e comprendere solo se stesso.
Ma la questione è che "P.S. I LOVE YOU" non è, come vi dicevo, una dichiarazione
ma il titolo di un film tristemente leggero, sbiadito nelle zone comiche e noiosissimo in quelle drammatiche (ammesso che ce ne siano e che non abbia voluto vedercele a forza)
Con Hilary Swank che mi ricorda che puoi essere anche una brava attrice ma che se sei messa
nel mezzo di una storia ridicola e diretta con il famoso metodo "random" anche da brava attrice rischi la figura della poco dotata di talento.
I playback disperati per rendere l'idea della disperazione, appunto, mi han fatto accapponare la pelle...mi immaginavo al suo posto (solo perchè abbiamo lo stesso nome) e mi domandavo quanto avrei pianto rivedendomi a fare una stronzata di questo livello che non è uno spettacolo, che passa e se ne va...no! è ahimè molto, troppo di più...è pellicola.
E spero solo che il 2012 abbia la clemenza di cancellare almeno questo grosso sbaglio umano.
Titolo originale: P.S. I LOVE YOU
Regia: Richard LaGravenese
Cast: Hilary Swank
Anno: 2007
Durata: 126'
P.S. I LOVE YOU - Non è mai troppo tardi per dirlo
troppo viscerale?
può darsi
comunque...
P.S. I love you!
ahhhhhhhhhhhh, sto impazzendo!
9 ott 2009
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RadioVisionati
Onora il padre e la madre...quale comandamento era? e che film è?
non lo so.
Al suo posto ho scaricato questo titolo, e me lo sono visto.
Con gusto.
Il buon Philip Dick ne ha tirata fuori una delle sue...e sta volta credo che lo leggerò anche.
La questione è semplice e tuttavia mi ha costretta a domande cerebrali fino allo sfinimento...
"Il problema con il futuro è uno soltanto...puoi guardarlo negli occhi e riconoscerlo nei dettagli,
ma lui cambierà,
per il solo fatto che lo hai guardato".
Ed io mi perdo nella più assurda delle idee....
La fantascienza ha questa magia,
ed io davvero non capirò mai perchè è considerata
letteratura di serie B.
E' una metafora enorme,
poetica quando scritta bene (ma anche quando scritta male, con semplicità,anche se non è questo il caso)
fantasiosa e comprensibile come nessuna poesia (o quasi) è mai scritta
ed ha un vantaggio ...quello che hanno le fiabe,
non ti chiede di credergli, solo di lasciarti guidare.
Ed io che amo gli stranieri che ti invitano a ballare
mi lascio condurre alla danza
e sogno, con loro, in una lingua nuova.
Io ho sempre creduto nella possibilità di anticipare
di due minuti , alcune volte due anni, molto più spesso tre secondi
il futuro e contemporaneamente non sono mai riuscita ad uscire viva
dal dissidio del "Visionario".
Il Visionario sa che per il solo fatto di sapere modifica ciò che sa
fino alla distruzione di ciò che sa per anticipare di due minuti, due anni o tre secondi
una realtà che diventa visione imprecisa poichè si sta modificando ancora e così fino alla fine,
sempre.
In un altra lingua (quella dello straniero che mi ha invitato a ballare qualche minuto, anno o secondo fa)
io sarei matta,
troppo sensibile,
insicura
o forse instabile.
Il punto è che ci credo.
Il punto, da ieri sera, è che so che ci credono anche altri.
Il punto è che anche solo per averci creduto un istante ed aver "capito" tutto quello che potevo capire in un istante
ora so che non sarà più così....al solito - peccato! - è ancora troppo tardi.
Mi fa sorridere guardare quanto monotematica sia diventata la mia fantasia amorosa
che vuole sempre sostituire nomi e attribuire ruoli ai miei reali compagni di vita
"in sostituzione" dei protagonisti dei film
ancora una volta, qui a Radiovisioni,
viene il dubbio di vivere di sogni e ricordi
di idee e illusioni
di amore, sempre e soprattutto.
Guardatelo, non ne vale la pena
ma fa bene.
Note al Margine della Giornata e della Visione:
1. L'amore è davvero l'unica forza che ci spinge oltre i due minuti di precognizione?
2. E' orribile scoprire che Nicolas Cage in realtà si chiama Nicolas Kim Coppola ed è il nipote del più famoso Francis Ford Coppola e della altrettanto abilmente "imboscata" Talia Rose Coppola , in arte Talia Shire. Sarà anche che lo avrà fatto per farsi giudicare indipendentemente dal famoso zio ma non mi piace (che nella lingua dello straniero che mi ha invitato a ballare due minuti, due anni o tre secondi fa equivale a "ma vaffanculo" o "sti cazzi")
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Musiche Mark Isham
Tratto da un racconto di Philip K. Dick "Non saremo noi" incluso
nella raccolta "The Golden Man"
Durata 96 min.
Anno 2007
29 set 2009
Notturno delle 3.32 (primo studio su Baarìa)
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RadioVisionati
No, son desta dio infame.
Sveglia come un dubbio.
Nella notte.
Sogno.
Fino a quando non verrò svegliata dalla paura o dalla morte.
Sogno!
Ma poi in fin dei conti a volte non troppo,
quel tanto che basta per vivere e sperare e amare e crescere e dare vita,
per come posso,
a tutto quello che posso sognare.
Il punto è che a furia di sognare ci si risveglia bambini
con la stessa voglia di crederci nelle cose che ami
nelle cose che conosci
nelle cose che davvero ti appartengono,
che spesso non sono come quelle che desideri,
assomigliano di più a quelle che vedi appena nato,
e poi incontri di nuovo mentre giochi,
trascuri mentre ti innamori
e dimentichi quando ti credi adulto.
(salvo poi invocarle mentre invecchi,
rimpiangerle mentre muori,
cantarle mentre ti addormenti.)
Sono le strade della tua città,
le finestre da cui osservavi il mondo,
i libri che amavi,
l'alito caldo delle persone care,
gli odori della cucina di casa tua.
Qualcosa di semplice,
essenziale,
ci dovrà pur essere.
Qualcosa da cui nessuna delle mille partenze può dividerti.
Qualcosa a cui si torna sempre.
Come questa notte,
dove mi domando se sogno
e mi rispondo che no, sono sveglia,
ma se sono ancora qui a farmi certe domande forse non mi sono mai svegliata
e forse non lo farò mai,
e forse, non mi interessa farlo.
Sogno?
No, Si
chi se ne frega...
Alle volte, questa volta per esempio, ho la certezza che mi ha dato di più girare
avanti e indietro per le vie della mia città che prendere treni e aerei
forzarmi al volo per amare l'atterraggio
gustare la partenza per desiderare soltanto il ritorno.
Alle volte penso che sognare sia soltanto un verbo poco fantasioso
che ci aiuta ad accogliere il vento
ci insegna a cavalcarlo
a lasciarci accarezzare da lui
a farci amare da lui
quanto noi lo amiamo.
Al vento, alla mia città, ai viaggi insensati e all'inesattezza di questa veglia notturna
dedico quest'alba...
se ne sente già l'odore
lo conosco bene
sa di casa
di mare
e di me.
14 set 2009
Dietro le quinte
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colleghi, amici, congiunti e musica.
26 ago 2009
Onda su Onda (The Wave)
C'è troppa cultura in giro
cultura media
cultura generale
cultura popolare.
C'è n'è troppa per temere di incorrere negli stessi errori
dei padri contadini
dei politici mafiosi
dei dittatori folli
delle donne puttane
degli uomini puttanieri
delle figlie ribelli
dei ragazzi della gioventù bruciata
delle mogli sciatte
dei mariti gelosi
C'è troppa troppa troppa cultura
per avere ancora dubbi
di non capire
di non prevedere
di non conoscere già
prima del suo compimento
lo sviluppo di ogni fatto
azione
presa di posizione
scelta
decisione
ambizione
C'è troppa cultura in giro
cultura popolare
cultura generale
cultura medio borghese
cultura scolastica
cultura arraffata a spizzichi e bocconi
cultura per sentito dire
per questo la gente si annoia.
Per questo il cerchio si chiude
e alla fine della corsa ci riscopriamo peggio che ignoranti
siamo contadini senza saggezza
politici mafiosi senza senso dell'onore
dittatori folli senza spina dorsale
donne puttane senza guadagno
puttanieri privi di perversione
figlie ribelli senza vivacità
ragazzi della gioventù bruciata sì, ma dai rischi calcolati
mogli sciatte sempre alla moda
mariti gelosi senza voce
C'è troppa cultura per ripetere gli errori dei nostri predecessori.
E' un fatto.
Noi al massimo possiamo banalizzare quegli errori
ripeterli senza averli scelti
siamo una copia sbiadita
di ogni loro sbaglio
ci caschiamo lo stesso
senza motivo
lo facciamo per noia
per ridicola saccenza
per leggerezza
per egocentrismo
per nervoso
per isteria
per mancanza di idee.
Soltanto copie sbiadite degli sbagli di altri prima di noi.
In attesa di un onda che ci sollevi un pò dalla bassa marea
di questa cultura confezionata
che sembra proteggerci mentre
ci annega.
Titolo Originale : Die Welle
Durata: 101 min.
Anno: 2008
Regia: Dennis Gansel
Cast: Jurgen Vogel, Frederick Lau
THE WAVE - L'ONDA
23 ago 2009
Maria Antonietta
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"Ma lo sai com'è morta Maria Antonietta?"
me lo ricordo bene.
Me lo disse la madre rancida di un bimba sfigata
che avevo la ventura di frequentare quando avevo 5 anni.
Era il giorno di Carnevale.
Io, cresciuta a poppate di Lady Oscar e La stella della Senna,
ovviamente
ero vestita da - manco a dirlo - Maria Antonietta.
Imparare a 5 anni cos'è una ghigliottina
non è esattamente quello che io chiamo
"crescere in maniera serena"
tuttavia è così che è andata.
e grazie a Dio non mi ha cresciuta la madre rancida della bimba sfigata
ma la mia di madre
che, invece,
il vestito di Maria Antonietta me lo aveva cucito.
I grandi hanno uno strano modo di farti accedere alla loro esistenza.
Uno strano modo di coinvolgerti.
Spesso mi capita di pensare che i grandi - ormai sono tra loro e confermo -
non riescono sempre a capire che hanno davanti una personcina, piccola.
O peggio che i grandi non si sono accorti di essere diventati grandi.
Forse quando si parla di età
il concetto sembra più complesso,
o meglio,
più spigoloso, perchè deve tener conto di un miliardo di fattori.
L'infanzia che hai vissuto, le esperienze dell'adolescenza e non ultimo lo sviluppo nell'età adulta.
Quando però il termine "grande" si dà non per fatto di età
ma per fatto di "ruolo che si ricopre"
diventa facile tirar giù giudizi.
I "grandi" della terra non ci capiscono
I "grandi" della terra se ne fottono
I "grandi" - potenti, ricchi, nobili o famosi che siano -
non vivono come noi, non mangiano come noi, non respirano né sentono come noi.
E mentre il popolo si cimenta nell'ardua impresa di restar bambino
ai grandi spettano i lussi, il giudizio e l'incomprensione.
Perché ammettiamolo - Presidente del Consiglio compreso -
ci può stare che vengano fraintesi
(nel caso del Presidente del Consiglio non ci può stare che venga solo frainteso comunque...)
e giudicati male
ci può stare che sia difficilissimo per loro arrivare a farsi comprendere
e ci può stare - per un banale calcolo statistico - che anche a loro
non dico a tutti
ma a parecchi
interesserebbe essere amati
piacerebbe potersi rilassare
farebbe comodo di tanto in tanto essere confortati
e - perché no!? -
farebbe piacere non essere visti.
Non so se Maria Antonietta fosse tra questi grandi,
al di là dell'assoluto fascino della
sovrana ghigliottinata
(perché il popolo ha fatto il lavoro sporco di marketing,
con esiti per altro geniali
e superiori a qualsiasi suo sforzo d'essere alla moda, desiderata o ricordata)
so che di lei - forse giustamente - si ha un ricordo inferiore a molte sue colleghe.
Non è la grande Elisabetta I
Nè l'assennata Elisabetta di Baviera
Non è l'astuta "suocera d'Europa" Maria Teresa d'Austria (sua madre)
nè tantomeno - volendo cercare tra le sfortunate -
la misteriosa zarina Anastasia.
Lei è la superficiale regina di Francia
la sfrontata "austriaca" che dichiarò - o così dicono -
mentre il suo popolo moriva di fame
"se non hanno pane che mangino brioche"
Insomma diciamocelo
i presupposti per sembrare una stronza a cui tagliare la testa ci sono tutti
e condivido la voglia, il sentimento di attrazione
e il tentativo di raccontare meglio la sua storia
di provare a metter in risalto
le difficoltà di una donna che ha dovuto pazientare anni per riuscire ad avere un regolare
rapporto coniugale con suo marito
in un momento storico in cui i parti addirittura erano pubblici per la stessa sovrana.
Una ragazzina austriaca che si ritrova nemmeno diciottenne regina di un popolo che non la vuole
Una donna annoiata, forse leggera, ma in fin dei conti
- a pensarci bene -
ne conoscete una che non faccia shopping per dimenticare
le sofferenze d'amore, le privazioni affettive e l'astinenza forzata?
si sa!
Può più un parrucchiere nella vita di una donna poco amata
che l' Altissimo (purissimo, leNTissimo...)
Dio in persona.
Ed io comprendo a pieno l'esigenza di raccontare meglio la sua storia,
comprendo la voglia di farlo con gli strumenti più contemporanei che ci sono
e comprendo che la mia colonna sonora è rock,
perché un minuetto da ballare a corte nel 1700
è esattamente come un pezzo commerciale da sudare in discoteca oggi.
Quello che non capisco è perché non portare
a termine la missione.
Scelgo la musica pop rock e mi sto sforzando d'essere originale
ma allora perché mi rifaccio a tutti, ma proprio tutti
- ma ne basta uno citato "Le relazioni pericolose" di Stephen Frears,
da cui la piccola Coppola ha saccheggiato un mondo intero -
i film in costume che conosco?
Perché scelgo un montaggio - a tratti - da videoclip poco originale?
le scene patinate della "regina" che tocca un filo d'erba
si bagna le dita nell'acqua
cammina al sole con sua figlia e coglie uova,
che sembrano urlare senza senso
"vedi??? sono umana anche io!!! vedi???
guarda! tocco l'erba, prendo il sole, sto zitta e mi vesto da casa nella prateria"
Perché ci metto dentro
- come mille altri prima di me in mille altri film "in costume" -
la tipica superficialità da corte
facendo veder le feste sontuose e le chiacchiere sotto i baffi?
(questa cosa la sappiamo non ci serve di rivederla ancora
non per tutto il tempo)
Perchè costruisco una scena, scelgo costumi, colori e tutto il necessario per
far sembrare questa bambina regina straniera infelice destinata alla ghigliottina
una "squinzia trendy"
dolce ma ininfluente?
Non capisco, davvero, non capisco
come un dolce con tutti gli ingredienti che non monta in forno
o una giornata perfetta che però alla fine ti porta a pensare che vuoi morire
La figlia d'arte Sofia Coppola
ci prova
a tratti è graziosa
un pò ossessivamente femminuccia e un pò forzatamente "maschiaccio"
ha tutti i mezzi per fare un gran film
ma poi
come molti "grandi" per titolo nobiliare, per diritto di nascita,
si perde nelle sue piccole manìe
(ed è un pò giovane per averne registicamente)
si rivela presuntuosa senza muscoli nelle scelte
un pò semplice nelle soluzioni
distratta nell'analisi di quel che lei stessa sta dicendo
mediocre in fatto di introspezione
affida al mezzo tecnico (che con i soldi di papà non è proprio da giovane regista indipendente)
quel che dovrebbe essere il suo mestiere
scegliere
tagliare
smontare
rimontare
sognare
dipingere
e precisare un'idea,
la sua.
Non le riesce bene ,
come a Maria Antonietta del resto,
di essere la Grande
predestinata per nascita
che è.
Ed è un peccato,
perché non ci sarà ghigliottina
a fare di questo film facile
un mito.
"Sai com'è morta Maria Antonietta?"
Sì, di infelicità!
Come tutti i
Grandi
"Normodotati"
del mondo.
p.s. E basta co sto cazzo di rosa per indicare la leziosa inutilità di facciata
di una donna.
Regia: Sofia Coppola
Anno: 2006
Durata: 123 min
Musiche: Jean-Benoit Dunckel, Nicolas Godin, Steven Severin
Cast: Kirsten Dunst,Marianne Faithfull, Judy Davis, Asia Argento
Marie Antoinette
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