23 apr 2013
16 mar 2013
Giorno 25.
1 mar 2013
Il privilegio di esserci.(A/R)
26 feb 2013
Giorno 8.
19 feb 2013
Giorno1.
17 feb 2013
A casa, ma di più.
10 feb 2013
2 feb 2013
Via.
31 gen 2013
25 gen 2013
ma come te lo spiegavo?!
(ci sono donne che vivono due vite)
17 gen 2013
L'altra donna.
un abbraccio mai immaginato per sempre in me
15 gen 2013
A.
30 dic 2012
Il dolce
Di tutti i mesi trascorsi
questo è il primo in cui mi ritrovo
sola.
In una stanza che ancora fa di tutto per apparire diversa
senza mai cambiare
Immersa nel viola che io da sola ho scelto
tanto tempo prima di sapere cosa ci avrei voluto dentro, e chi.
Vicina ad ogni oggetto che a te non appartiene
persa a volte in una storia che nemmeno a me appartiene più,
ti trovo sempre.
Anche quando penso di non meritarlo
soprattutto quando penso di non meritarlo affatto.
Tu ci sei, sorridente
attento
a volte greve
molto spesso buffo
pronto a cantare canzoni di Natale al risveglio
lieve nei baci
a volte invisibile nelle carezze
perfetto nell'amore
sempre caldo nelle lacrime
il fuoco ti ha voluto per sè
e al fuoco mi hai fatta avvicinare
senza spaventarmi
volevi prendermi per te
e mi hai
volevo abbracciarti
e ancora dormo in quegli abbracci
da qualche parte, felice, ballo con la tua luce buona
da qualche parte, di nascosto, mi innamoro
senza sogni, senza parole, senza sospiri
per respirare insieme
tocca essere due.
Non posso più vagare nei sogni.
Non posso lasciarti solo nella realtà.
Dopo millenni sola,
mai stata così vicina a qualcuno.
Infinitiamente, perdutamente, profondamente
grazie.
L' Amaro
Hai il sapore di una sigaretta elettronica.
Accattivante, a primo assaggio zuccherino.
Poco costoso, quasi un affare.
Non ho mai imparato l'indifferenza.
Troppo curiosa, troppo altruista.
E così mi sono lasciata tentare ancora una volta
da un piacere che in fondo non provavo, nè volevo.
Il punto è che al primo assaggio tutto o quasi è zuccherino,
invitante e perfino buono.
Il punto è che il primo assaggio dura poco, ed è subito vecchio,
ed è subito scelta.
Alla scelta, al dunque, quando avrei dovuto parlare mi è venuto da piangere
e non sono stata chiara, quel "non fa niente sarà per la prossima" in realtà
era "hai il sapore di una sigaretta elettronica,
zuccherina sulle labbra,
ingombrante in gola,
pesante sui polmoni,
amara nel ricordo."
In breve,
sarà poco originale,
con ottime probabilità noioso,
ma io preferisco la combustione.
3 dic 2012
22 ott 2012
12 ott 2012
e adesso....
7 ott 2012
La fiera dei miracoli
Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.
La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla di vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.
Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.
"alla donna che sono"



