20 mar 2009
Nuova Apertura
7 feb 2009
26 gen 2009
come d'incanto

in ritardo rientro in classifica tra i visionari di film (ormai) d'epoca...
12 gen 2009
B di botulino...
Doveroso Omaggio
Il 17 gennaio del '29 un personaggio orbo e sdentato ma con due avambracci portentosi
apparve con un ruolo minore nella striscia "The Thimble Theater" di Elzie Crisler SegarBraccio di ferro il marinaio
Ottant'anni di spinaciPochi mesi dopo l'esordio, grazie alle pressanti richieste dei lettori
Popey assunse il ruolo di protagonista. Storia di un outsider del fumetto
di LUCA RAFFAELLI
Lo trova (tutto) in un solo marinaio dal naso lunghissimo, sdentato e senza un occhio, mingherlino ma con due avambracci portentosi e tatuati con un'ancora ciascuno, con la pipa quasi sempre in bocca e un linguaggio da semianalfabeta. Nessuno avrebbe mai disegnato così un personaggio destinato a diventare una star. A Castor che gli chiede se fosse un marinaio, lui risponde (nella magnifica traduzione di Luciano Guidobaldi): "Che ti credi che ero un cowboy?".
Da quel giorno e fino al 25 giugno, Popeye accompagna Castor, Olive e Ham Gravy (il primo fidanzato di Olive) in un'avventura sgangheratamente poetica, scritta e disegnata dall'allora trentacinquenne Elzie Crisler Segar seguendo il corso delle proprie invenzioni (sedici anni prima lo stile di Segar non era affatto piaciuto a Chaplin, che aveva fatto chiudere la striscia, da lui realizzata, su Charlot).
In quest'avventura Popeye, dopo essersi rivelato scontroso, coraggioso e fortissimo, si ritrova sedici pallottole in corpo. Sedici ferite invisibili (non c'è traccia di sangue) per le quali il marinaio chiede di essere lasciato morire sul ponte della nave. Quattro giorni dopo, come se niente fosse, partecipa alla striscia che festeggia il ritorno dei personaggi a casa.
Nelle strisce successive del Thimble Theatre di Popeye non si ha più traccia. Segar probabilmente lo avrebbe fatto scomparire come tanti altri suoi personaggi, semplici comparse nel suo teatrino disegnato. Ma ai lettori dei quotidiani di Hearst quel personaggio era entrato nel cuore. Le redazioni ricevettero migliaia di lettere per rivederlo. Forse proprio perché Braccio non aveva nessuna presunzione ("Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono" è il suo motto), forse perché dietro la sua scorza selvaggia nascondeva una sincera, selvaggia saggezza.
Insomma, ai primi d'agosto riecco Castor sulle banchine del porto alla ricerca di Popeye, da allora protagonista assoluto della striscia. Con lui Segar continua a raccontare storie avventurose e bizzarre in un'America fantastica e senza leggi, dominata dalle paure e dai fantasmi della crisi, che Popeye combatte con un atteggiamento rilassato e disincantato. E qui arriviamo alla seconda parte della storia.
Nel 1933 Max Fleischer, produttore di cartoni animati, realizza un cortometraggio per verificare la riuscita di Popeye sullo schermo. Lo fa senza la collaborazione di Segar. Già in questo primo film, ovviamente in bianco e nero, c'è tutto quello che avrebbe dato al personaggio la grande popolarità cinematografica: il motivetto "I'm Popeye the sailor man", con le due note suonate con la pipa, la simpatia e la forza di Braccio (che a un certo punto tira su la camicia di marinaio e mostra un corpetto da donna), la corte con Olivia e la lotta con Bluto a suon di spettacolari cazzotti, il gran finale con la scatola di spinaci (e, prima, la partecipazione straordinaria di Betty Boop che si esibisce in un balletto con il marinaio, con i seni coperti da una collana di perle).
L'avventura lineare alla Mark Twain di Segar diventa con Fleischer un efficace gioco di ripetizioni. Bluto (da noi Bruto), che nei fumetti è solo un personaggio tra i tanti, nei cartoni viene eletto avversario fisso di Popeye. E poi ci sono gli spinaci, mai apparsi nei fumetti di Segar come elemento fondamentale per la sua vittoria finale. Nelle strisce di Segar, Popeye dichiara occasionalmente di aver ottenuto la sua forza micidiale osservando una dieta vegetariana a base di spinaci. E sono in molti a sostenere (e non è un azzardo) che l'autore abbia utilizzato la parola spinach per riferirsi alla marijuana, come si faceva in certo slang dell'epoca.
Ma ritorniamo alla rivincita di Cenerentola. Nel mondo del cartone animato americano la scuola dei Fleischer, con sede a New York, era di serie B rispetto a quella californiana. Tra Hollywood e Burbank c'erano gli studi della Warner e dell'Mgm, e soprattutto Walt Disney, che non vuol dire solo Mickey Mouse. Disney dall'inizio degli anni Trenta porta avanti i suoi studi sull'animazione realistica, fondamentali per realizzare nel 1937 il primo lungometraggio animato, Biancaneve e i sette nani.
Roy Disney, fratello di Walt, spesso attende all'uscita dello studio Fleischer gli animatori, per offrir loro sull'altra costa un impiego al doppio di quanto prendono a Broadway. Poi l'ottimismo creativo del topo disneyano impazza in quegli anni di crisi e vanno a ruba tutti gli oggetti con le sue orecchie sopra. Eppure, Popeye la Cenerentola nel 1935 viene dichiarato il personaggio più simpatico in un sondaggio tra i bambini americani. Più di Topolino. E, poco tempo dopo, lo stesso dicono anche i gestori dei cinema, e sembra quasi un'eresia. Incredibile.
La popolarità e la fortuna di Popeye durano ancora oggi, nonostante la morte di Segar a soli quarantaquattro anni, nonostante una gestione del personaggio assai meno attenta di quella di Topolino, nonostante il fallimento di Fleischer quando cercò di copiare lo stile Disney, nonostante l'incapacità dei tanti autori che ne hanno ripreso i fumetti (anche certi bravi italiani) di avvicinarsi all'originaria poesia di Segar.
E anche nonostante quello che è forse il più brutto film di Robert Altman, realizzato nel 1980 cercando con Robin Williams di dare vita a un personaggio a metà tra fumetto e cartone. Ora, a ottant'anni dall'esordio del personaggio e a settanta dalla morte del suo autore (settantuno, per la precisione), Popeye in Europa è un personaggio libero dai diritti. A chiunque voglia approfittarne serva da monito quanto disse il suo autore: "Popeye per me è una persona molto seria. Il divertimento di Popeye sta proprio nel vedere una persona seria che fa qualcosa di buffo".
5 gen 2009
picking up the pieces
Il problema è
| Titolo originale: | Picking up the Pieces |
| Nazione: | Usa |
| Anno: | 2000 |
| Genere: | Commedia |
| Durata: | 93' |
| Regia: | Alfonso Arau |
| Cast: | Woody Allen, David Schwimmer, Maria Grazia Cucinotta, Kiefer Sutherland, Fran Drescher, Sharon Stone, Lou Diamond Phillips, Cheech Marin. |
27 dic 2008
AMEN
Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo».
26 dic 2008
Fottere con un chip...orgasmico!
Altro che "Sex and the City": secondo i ricercatori della Oxford University la prossima rivoluzione sessuale sarà quella del "sex and the chip", ovvero del chip da impiantare nel cervello per stimolare l'orgasmo.
La scoperta nasce dopo anni di studio in materia di "deep brain stimulation", tecnica finora utilizzata per curare, ad esempio, i disturbi dell'apparato uditivo e visivo. Perché dunque non approfittarne per lenire anche quelli sessuali?
Questa domanda se la pose per primo, una decina di anni fa, il dottor Stuart Meloy, neurologo dell'università del North Carolina, che sperimentò con successo su una donna uno stimolatore cerebrale del piacere. Purtroppo però la paziente decise di farsi rimuovere l'apparecchio perché non riusciva ad adeguarsi ai nuovi impulsi.
La ricerca degli scienziati inglesi si è oggi concentrata sulla corteccia orbifrontale, situata dietro agli occhi e legata alle sensazioni di benessere provocate da cibo e sesso. Il professor Morten Kringelbach, membro anziano del reparto di psichiatria dell'università di Oxford, ha rivelato che questa parte del cervello potrebbe essere una nuova chiave di stimolo per aiutare chi soffre di anedonia, che è l'incapacità di provare sensazioni piacevoli. I risultati dell'indagine sono stati segnalati sulla rivista "Nature Rewiews Neuroscience".
"La stimolazione corticale con microchip non è una novità", spiega il neurologo Carlo Sebastiano Tadeo, dell'istituto clinico Santa Rita di Milano. "Ma finora la sua applicazione si è rivolta per lo più alla cura di malattie come il Parkinson.
Credo comunque che una scoperta del genere potrebbe essere perfettamente efficace: il nostro cervello è composto da centraline che pilotano le cosiddette "vie ultime finali", vale a dire quei processi biochimici che determinano le sensazioni. Dietro al dolore e al piacere c'è anche una componente psicologica, ma la stimolazione di zone della corteccia circoscritte e mirate porta sempre a risultati significativi".
Secondo alcuni esperti, però, questa scoperta potrebbe avere dei risvolti negativi sulla vita di coppia. "La sessualità è comunque relazione", spiega la psicologa Elisa Mondonico. "Dubito che tutto si possa risolvere con la stimolazione neuronale. In casi gravi e invalidanti, tuttavia, un aiuto esterno potrebbe essere di conforto".
Il professor Giorgio Rifelli, docente di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale presso l'università di Bologna, crede invece che un apparecchio del genere potrebbe scatenare meccanismi di competitività e frustrazione nel partner: "Si tratta di un qualcosa di non molto diverso da un vibratore, a pensarci bene. La vita sessuale, all'interno di una relazione, potrebbe risultare seriamente danneggiata dall'utilizzo di uno stimolatore esterno, non naturale.
Enfatizzare l'orgasmo come momento unico del rapporto sessuale è sbagliato e l'utilizzo di un chip finirebbe con annullare quel gioco di desideri che è l'essenza più viva di ogni relazione". L'applicazione del microchip, che verrebbe impiantato direttamente nel cervello, richiederebbe inoltre, dal punto di vista chirurgico, una serie di operazioni complesse.
"Quando la tecnologia verrà migliorata potremo controllare più zone cerebrali. Il chip dovrà essere sottile e potrà essere acceso o spento a seconda delle necessità - ha detto il neurochirurgo Tipu Aziz, anche lui coinvolto nello studio - Tra dieci anni le applicazioni saranno stupefacenti: oggi non conosciamo neanche la metà di tutte le potenzialità di questa scoperta".
In Italia, secondo una ricerca della Società Italiana di Medicina Generale, l'anorgasmia colpisce circa il 30,1% delle donne. Stando a uno studio del Primary Care Sciences Research Centre della Keele University, in Gran Bretagna, questo disturbo spesso ha origini genetiche, salvo casi di incapacità dovuta a traumi o a condizioni psicologiche soggettive. "Sono poche però le donne che avvertono l'anorgasmia come un vero problema", conclude Rifelli.
"La nostra università fornisce ad esempio un servizio clinico di sessuologia, ma la domanda di aiuto è modesta. Eppure i dati che abbiamo ci dicono che è un disturbo diffuso. Questo, a mio avviso, dipende dal fatto che le priorità della donna di oggi sono principalmente la carriera e la maternità. Femminilità e vita sessuale soddisfacente vengono considerati aspetti secondari, se necessario anche da sacrificare".
Ho passato circa 15 minuti (che sono tantissimi) a pensare per cosa avrei creato un chip
se avessi saputo farlo...non ho trovato un solo difetto che mi piacerebbe risolvere così,
e mi sono spiegata perchè DI FATTO non costruisco chip!
6 dic 2008
Capitano, mio Capitano
3 dic 2008
30 nov 2008
La mamma è Lui con la Parrucca!
Quando il libro mi è arrivato in mano, più che a Psycho che ne dà il titolo - "La mamma è lui con la parrucca" - mi è subito venuto in mente "I soliti sospetti", cioè il bellissimo thriller che trova la sua compiutezza solo nel finale.
Anzi, con il finale.
Rovinato il quale il film di Brian Singer perde quasi tutto il suo gusto.
E ovviamente c'è.
Anzi, lo spoiler (il rivelare parti o totalità della trama, dall'inglese "to spoiler" che vuol dire "rovinare") della pellicola del '95 è il primo della prima sezione, ossia "L'assassino è il maggiordomo", del libro tratto dal blog Spoilerin'.
Un libro di frasi brucianti che rovinano i finali di alcuni dei film più popolari.
Un libro di quelli "da ridere", non certo un saggio, il tipico libro che uno direbbe "di quelli da regalare a Natale", se non fosse che è uscito non a caso proprio sotto Natale.
E dunque non è il caso di dirlo.
Oltre al divertimento di alcuni finali rivelati - ne sono raccolti circa 500 di quelli postati online - la pubblicazione ha la particolarità di nascere sul Web, come blog appunto, e poi di essere sfociata sulla carta stampata, per Rizzoli, proprio a seguito dell'incredibile successo ottenuto online.
Successo che si spiega con poche righe prese dall'introduzione: "Immaginatevi la scena: uscite dal cinema e incrociate quelli che stanno entrando per la proiezione successiva.
Per due secondi avete il potere assoluto di rovinare loro il piacere - e di violare il sacrosanto diritto - di godersi ogni secondo del film.
Se in sala danno per esempio Il sesto senso, potete dire: Bruce Willis è morto e non lo sa. Naturalmente il film rimane sempre un thriller soprannaturale di ottima fattura che vale ogni centesimo del prezzo del biglietto.
Ma quell'ineffabile ondata di stupore alla scena finale? Distrutta, negata per sempre".
Finali di film rivelati con frasi brucianti. Qual è la vostra preferita?
Il terzo uomo (1949)È Orson Welles
American Beauty (1999)Il vicino ex marine ha dubbi sulla sessualità di Kevin Spacey. Li risolve uccidendolo
Fuga da Alcatraz (1979)Evade
Attrazione fatale (1987)Glenn Close è dura da uccidere, ma ce la si fa
Gesù di Nazareth (1977)Colpo di scena: risorge
Kramer contro Kramer (1979)Vince Kramer. Poi ci ripensa e dà la vittoria all’altro Kramer. A tavolino
Ratatouille (2007)In Francia non esistono norme HACCP: il sorcio apre un ristorante
Philadelphia (1993)Non guarisce
La storia infinita (1984)Finisce dopo circa un’ora e mezza
Il settimo sigillo (1957)La Morte è forte a giocare a scacchi
Il cacciatore (1978)Alla roulette russa De Niro ha culo, Christopher Walken no
Il caimano (2006)Berlusconi viene condannato. Segno inequivocabile che si tratta di un’opera di fantasia
The Doors (1991)Jim Morrison muore
Il sorpasso (1962)Non gli riesce
Gioventù bruciata (1955)James Dean vince la corsa clandestina e sopravvive. Nel film. Nella vita…
Nuovo cinema Paradiso (1988)Chiude
Titanic (1997)Affonda
Romanzo criminale (2005)Muoiono tutti, tranne Accorsi. Peccato
Ultimo tango a Parigi (1972)La tipa spara a Marlon Brando. Il prezzo di mercato del burro esplode incontrollato a causa dell’incremento della richiesta
Hulk (2002)Si ritira nella foresta. Così alle brutte si mimetizza
28 nov 2008
Aperti per Lavori in Corso
19 nov 2008
18 nov 2008
18 ottobre - I Capitolo Barbablu
Luciano mi conosce già bene.
Non gli ho parlato molto in fondo, non di me almeno.
O forse gli ho parlato solo di questo con gli occhi e lui mi ha già capita, mi ha già intuita, mi ha compresa.
- Ne sei sicura? -
sì
- Provvedo subito –
Non ho più sonno da settimane. Non ho più fame. La testa – che mai come ora dovrebbe essere lasciata libera – mi fa male.
“Ho corso ogni rischio per te” penso con sconforto, Luciano questo lo avverte.
Mi guarda bene.
Quei baffi golosi mi viene voglia di toccarglieli, hanno qualcosa di spumoso, di morbido.
Mi imbarazzo di me stessa e dei miei pensieri, che non sono più ordinati né prevedibili.
Una volta ricordo che ho fissato il naso di un attore per ore, stavamo provando una scena e lui aveva un enorme punto nero piantato lì in mezzo alla faccia, affacciato al balcone del suo senso più indiscreto: l’olfatto.
Ecco io riuscivo a vedere solo quello.
Lo desideravo ardentemente, per la precisione, desideravo toglierlo via.
Immaginavo la scena di me che davanti alle sue belle battute dette bene gli dicevo “scusa!” – mani in aria come a chiedere una pausa – “posso?” – mani pericolosamente in faccia e zac! Via il meraviglioso punto nero ,ci sarebbe rimasto solo un buco su quel naso sfacciatamente impuro, roseo, appena un po’ infetto e spaurito dall’attacco della mia sapiente manina di abile torturatrice di schiene e spalle.
Ecco io desideravo toccare i baffi di Luciano, come desideravo spremere via quel punto nero.
Mi sentivo una bambina davanti a Babbo Natale, toccarlo sarebbe stato proprio perfetto.
Goloso, Luciano è goloso.
Ma Luciano è anche abruzzese, come me, diffidente per natura, continua a non abbassare la guardia.
Io so che in fondo è curioso, vuole capire tutto per bene, sarebbe pronto a pagare per ascoltarmi e infatti siamo qui per questo.
Ha paura di disturbarmi e non può smettere di osservarmi.
- Allora lo facciamo? –
si
- Bene! -
Che fai Luciano sei felice? Cos’è?! hai capito già e fai il tifo?
Sembri proprio felice…guàrdati! baldanzoso, trionfante, pronto a servirmi in tutto.
Si toglie la giacca.
Scatta in piedi.
Mi dà le spalle.
- Come mai vuoi che io lo…? -
questioni personali
- Ma lo hai perso? -
si
Luciano ma non eri abruzzese, diffidente e avevi paura di chiedermi troppo?
- mhmhm,e così resti qui… -
si
- …per sempre? –
Colpo basso Luciano, questo non me lo aspettavo da te. Sta a vedere che adesso mi metto a piangere qui e tu mi consoli.
- intendo, sai che puoi prenotarne un altro adesso e così recuperi tutta la somma? -
silenzio
Luciano mi guarda dritto negli occhi. E’ abruzzese come me, ha paura di disturbare ma non può essere indifferente, non ce l’ abbiamo nel sangue.
Silenzio
Luciano sa aspettare.
No,mi prendo metà della somma. Resto qui.
- Mmhmhm…Ecco la tua ricevuta per il rimborso e la fotocopia del biglietto che mi hai chiesto.
Silenzio
….E c’è anche il mio autografo!!! -
Grazie
Adesso sono io che do le spalle a lui. Sto andando via. Ciao Luciano torno a casa e scusami se ti ho detto una bugia.
Io quel treno l’ho preso in realtà, sono scesa a metà strada ed ho corso piangendo fino a tornare qui appena in tempo per farti scrivere ANNULLATO su un sogno che sembrava realizzabile oggi per i motivi sbagliati.
Carrozza 8 Posto 111. Il 18 10 2008. Ora di partenza 14.35 ora di arrivo …prima, molto prima di aver sentito l’odore di una nuova città di cui dovevo essere regina. Sedia vuota per sempre.
E Luciano sai una cosa?…conservo il tuo autografo su quel ANNULLATO…
E’ tuo il primo nome di questa nuova vita.
Sarà stato per questo che sono tornata indietro un istante dopo, mi sono avvicinata e ti ho detto sorridente “scusi posso chiederle il nome di battesimo?”.
Non te l’aspettavi eh!? Vecchia volpe golosa, sono abruzzese anche io come te, ho paura di disturbare ma oggi proprio non posso essere indifferente a nulla, ce l’ho nel sangue.
Mi guardi come se ti avessi detto “ti amo”. Avevo preparato così tanto questa partenza che forse il suono della mia voce intona ancora quel canto impossibile, anche in una domanda così semplice e disinteressata.
Sorridi. Perché ci siamo riconosciuti.
E rispondi.
- Il mio nome è ………………..
p.s. sai una cosa Luciano? se un giorno realizzo il mio
sogno per i motivi
giusti prima passo a salutarti...
(POST PROGRAMMATO LO STESSO GIORNO STESSA ORA DI UN MESE FA)


